Cari compagni
03 Feb 2007
di Lucio Garofalo | Riflex
Senza dubbio posso definirmi corretto, leale, schietto, perfino buono d'animo, ma nient'affatto buonista, né bigotto, probabilmente "maledetto" ed inviso ai tanti bacchettoni in circolazione.
A modo mio sono sempre stato coerente, sebbene si tratti di una coerenza difficile da riconoscere e da accettare, in un certo senso indecifrabile, interiore e introversa.
Non sono, né mai sono stato, un moralista, un falso predicatore, un millantatore, un impostore, uno che predica bene e razzola male. Probabilmente sono uno che predica male, se non malissimo, e razzola molto peggio!
Al contrario, ho sempre detestato e disprezzato i farisei, i perbenisti, i baciapile d'ogni dove e d'ogni tempo, di ieri, oggi e domani, anche e soprattutto gli ipocriti e i benpensanti che s'annidano, numerosi, nelle schiere, ordinate e disciplinate, dei vostri partiti e delle vostre organizzazioni, sempre più somiglianti agli altari, ai sacrari, ai santuari incensati e glorificati in cui si mescolano il sacro e il profano, il dogma e la rivoluzione, l'ortodossia e l'eresia.
Emarginandomi dal vostro partito-chiesa pensavate di avermi tacitato per sempre?
Invece vi eravate clamorosamente sbagliati, come al solito. In realtà, è il sottoscritto che ha deciso alcuni anni or sono di fuoriuscire dalla vostra congrega clerico-settaria e pseudo-rivoluzionaria, verticistica e neodemocristiana, che ingabbia e imprigiona le menti più libere e brillanti, le coscienze più oneste e sincere, più giuste e leali.
Ed eccomi ancora qui, autonomo e cosciente, sempre pronto a rompere le scatole e a disturbare la macchina del potere, in qualunque forma esso si manifesti per ingerire nell'esistenza delle singole persone, per dettare e imporre le sue ingiuste leggi e i suoi precetti canonici che i potenti sono i primi a violare, per sancire arbitrariamente ciò che è bene e ciò che è male, per violentare e deturpare la verità e la natura dell'uomo.
Mi preme soffermarmi in modo particolare su una questione fondamentale.
Perché uno come me dovrebbe occuparsi di politica, nel senso di iscriversi e militare più o meno attivamente in un partito politico (qualunque esso sia), magari nel vostro partito, il cui scopo precipuo sembra essere la conquista di un crescente livello di potere, ovvero di un crescente numero di voti e di consensi, di tessere e di poltrone, di cariche istituzionali?
Francamente, questo modo di far politica, benché camuffato sotto le vesti posticce di movimenti di lotta, di battaglie e vertenze territoriali, guidate in maniera strumentale e fraudolenta, proprio non mi attrae e non mi interessa.
Purtroppo, questa è la prassi dominante e più seducente, specie nelle nostre zone, da sempre controllate da un sistema di potere clientelare e trasformistico, dall'epoca della dinastia borbonica all'avvento della monarchia sabauda, dal regime fascista a quello democristiano.
Ebbene, tale potere mi ha sempre atterrito e nauseato, sin dai tempi in cui da noi spadroneggiava e imperversava la vecchia Dc, i cui emuli-servi sono tuttora in auge, sempre devoti, deferenti e ossequiosi ai comandi dell' "uomo del monte", ma sempre pronti a issarsi sul carro dei nuovi vincitori, allorquando il vecchio potere pare destinato a tramontare.
Ancor meno questa politica mi può coinvolgere e adescare oggi, in un partito "sfigato" come il vostro, costretto ad accontentarsi delle minuzzole e degli avanzi concessi dai "soci" più famelici e voraci, essendo adusi a dividersi e a fagocitare le fette più grosse.
Per fortuna nella vita esistono altre nobili, preziose e gratificanti attività, del corpo e dello spirito, a cui è possibile dedicare e consacrare il proprio tempo.
La rivoluzione, il progresso e l'emancipazione del genere umano, pretendono ben altro, esigono verità e dubbi permanenti, idee nuove, ma soprattutto il coraggio di esporle e propugnarle fino in fondo, senza arrestarsi e accontentarsi di una poltrona, ancorché comoda e allettante.
P.S.: mi riferisco e mi rivolgo esplicitamente ai quadri dirigenti del P.R.C., che hanno lasciato alla deriva (anzitutto ideologica e politica) il partito, ma soprattutto i milioni di militanti e i tanti circoli territoriali della base, che non hanno più un'identità culturale ben precisa, non sanno più come definirsi e non hanno più termini e valori di riferimento teorici, e quindi pratico-politici, a cui aggrapparsi e richiamarsi. Insomma, la domanda capitale che in tanti si pongono è la seguente: cosa è diventata Rifondazione comunista? Un'organizzazione comunista e antifascista, o semplicemente un movimento pacifista, non violento, nel senso ghandiano del termine? O nemmeno questo? Forse, il P.R.C. si è trasformato, o si sta trasformando in un partito democratico-borghese, radical, riformista?...
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Commenti
#1
Bhe...io provo ad azzardare una risposta: Rifondazione credo si possa definire l'unica forza di sinistra radicale che riesce a raccogliere consistenti consensi. Di conseguenza in Parlamento e in taluni contesti locali può farsi valere senza esser sbeffeggiata o ignorata, e più che altro volenti o nolenti i centristi e riformisti devono tener conto della posizione del Prc, che il più delle volte si combacia con ambientalisti e la rimanete sinistra. A me non pare poco ciò che fa Rifondazione, se non esistesse questo partito, visti i risultati degli altri partiti di sinistra radicale, si che saremmo in mano a trasformismi e larghe intese varie!!
# - postato da Rapu - 03 Feb 2007 17:10
#2
Bhe, sinceramente a mio avviso i partiti moderni...anche quelli più "libertini" si sono dovuti adeguare. Insomma, è così che girano le cose ed è così che va il mondo...o ti ci butti dentro e sei ancora in gioco o continui sulla tua strada ma nel 99.9% dei case resti solo ed emarginato. Così vale anche per i partiti, ideali...idee...buoni propositi...ma per sopravvivere nella politica di oggi non basta...anzi quasi non servono a nulla.
#3
condivido il commento di luder e vado oltre: non solo ci dobbiamo accontentare di questo prc ma anche di questa Unione che al momento, nonostante tutto, risulta essere l'unica alternativa a una politica scellerata. La realtà è molto complessa e non so sinceramente se sia più giusto la ricerca di un compromesso per l'allargamento del consenso o tirar avanti per la propria strada andando contro tutti e tutto!
#4
Un punto un po' cruciale al momento è quello della politica estera. Li c'è un nodo che se non verrà sciolto in modo intelligente, e non aprioristicamente al centro o esclusivamente a sinistra possiamo dire addio a questa Unione.
# - postato da Rapu - 05 Feb 2007 13:38
#5
Un partito non deve "rispettare ideali".
Un partito deve farci vivere meglio.
Non è la politica di oggi.E'la politica in generale.
Se un partito si comporta bene,m'importa poco del fatto che sia borghese o poco idealista.
E se si comporta male,si comporta male e basta.Punto.# - postato da ingrato - 06 Feb 2007 12:36
#6
Secondo me c'è una sola parola per spiegare R.F.C.: strumentalizzazione. Hanno camapto troppo sull'aggettivo "comunista" fin troppo adattati e burattini di questo governo indecente. RAFANIELLI, iscritti al partito di rifondazione, non appoggiatevi a quell'aggettivo sfruttato da scaldapoltrone...piuttosto RIFONDATE i vostri pensieri e chiedetivi cosa vi rappresenti veramente!
# - postato da Freedom - 01 Mar 2007 19:08



