Una riflessione sulla triste realtà della scuola italiana
27 Oct 2006
di Lucio Garofalo | Riflex

Il titolo, un po’ lungo, potrebbe forse rievocare i divertenti e geniali film della regista Lina Wertmuller (con la celebre coppia di attori formata da Giancarlo Giannini e Mariangela Melato).
Eppure non si tratta di un film o di una fiction, ma di una grottesca e “normale” situazione alquanto presente e diffusa in tante realtà scolastiche del nostro Paese.
Ho deciso di raccontare in forma ironico-surreale (spero) lo “scandalo” a cui ho avuto il dispiacere di assistere durante un collegio dei docenti della mia scuola all’inizio del nuovo anno scolastico.
Francamente ho assistito ad un ignobile e vergognoso “mercato delle vacche”, senza offesa per le vacche e per i loro padroni/venditori. La differenza consiste nel fatto che il mercato delle vacche ha una sua maggiore dignità e legittimità, una sua serietà, addirittura una sua nobiltà, almeno rispetto al “mercato” che ho seguito nel corso di una seduta del collegio dei docenti.
Tra i vari punti fissati all’ordine del giorno della suddetta riunione collegiale, figurava l’attribuzione degli incarichi relativi alle FF.SS. (che non significa Ferrovie dello Stato, anch’esse ormai in rovina), cioè alle Funzioni Strumentali al Piano dell’Offerta Formativa (P.O.F., come dire “appoffatevi”!) che ogni istituzione scolastica, nella sua “autonomia”, si sceglie e decide di mettere in mostra alla stregua di una ditta di formaggi, di una società finanziaria, di un’agenzia di viaggi che espone e promuove le proprie offerte ai clienti.
Per chi non lo sapesse, le Funzioni Strumentali, originariamente chiamate “Funzioni-obiettivo”, sono state istituite con il Contratto Collettivo Nazionale dei Lavoratori del Comparto Scuola, approvato durante il primo governo Prodi, per il quadriennio 1998/2001 con il quale è stato introdotto un vero e proprio processo di mercificazione dell’istruzione scolastica e di tante attività, progettuali, organizzative, ecc., che in passato erano svolte gratuitamente, o quasi, per passione e vocazione, e non certo per denaro.
Io ritengo che questo processo di mercificazione di un bene comune e prezioso quale il sapere (o la cultura) in effetti era già in atto da tempo, ma con il CCNL del 1998 è stato praticamente “legalizzato”, ovvero sancito per legge. Ebbene, tale “mercificazione” dell’istruzione scolastica è, a mio modesto parere, tra le cause principali che hanno provocato negli ultimi anni la rovina, il degrado e la svalutazione (politico-economica, sociale, intellettuale) della scuola italiana, con la conseguente, inevitabile perdita (o diminuzione) di prestigio e di potere contrattuale degli insegnanti, che in tal modo sono stati ridotti in un pietoso stato di necessità materiale, proprio per renderli maggiormente sensibili al “fascino” e alla “seduzione” dei fondi economici aggiuntivi, per quanto possano essere miseri e per nulla appetibili, almeno per dei seri professionisti ben pagati quali dovrebbero essere considerati gli insegnanti.
Il disgusto e l’orrore personali hanno praticamente raggiunto l’acme, fino alla nausea, quando, pur di “spartirsi equamente” la “torta” ha avuto inizio un’operazione di vera e propria “moltiplicazione”, non dei pani e dei pesci, ma delle cosiddette “aree”, vale a dire i settori di intervento e di azione assegnati a ciascuna funzione strumentale. Il fatto è che tale “miracolosa moltiplicazione” è stata eseguita non per venire incontro ad esigenze e scopi davvero “funzionali” o “strumentali” al “buon funzionamento” (scusate la ripetizione) della scuola, quindi per migliorare la qualità dell’offerta formativa, le condizioni di studio e di vita degli allievi, nonché il lavoro degli insegnanti, bensì per consentire ai vari “soci” di partecipare alla “divisione degli utili”, ovvero dei fondi per le FF.SS.
In base a tale operazione i benefici ottenuti saranno due: sono state messe più “vacche” sul mercato, esattamente 5: il numero massimo a cui può aspirare una scuola come la mia; inoltre le aree di intervento, così dimezzate, frazionate, permetteranno ai colleghi FF.SS. di faticare meno e guadagnare di più.
In passato esisteva una gerarchia molto più rigida, severa, formalista ed autoritaria di quella attuale mentre oggi con l’istituzione della cosiddetta "autonomia scolastica" le varie oligarchie presenti nelle singole scuole si sono strutturate ed articolate in modo più ampio e complesso, mutuando gli stili, i linguaggi, la mentalità, i comportamenti, le scelte e gli organigrammi dal modello delle aziende neocapitaliste. E’ questo il modello a cui ci si sta sempre più avvicinando ed adeguando.
La differenza principale rispetto al passato, consiste nel fatto che le capacità professionali, la cultura e l’onestà individuali, ecc., oggi si basano quasi esclusivamente su caratteristiche quali l’astuzia, l’arroganza, la voglia sfrenata di emergere, la brama di potere e di ricchezza .
Quando io, ad un certo punto della seduta collegiale, mi sono permesso di interrompere o “guastare” la “festa” in corso, prendendo la parola con la mia consueta energia, grinta e passionalità, ho avanzato una proposta molto semplice: visto che si stava decidendo il modo in cui investire un fondo più o meno consistente con troppa facilità e superficialità, mi sono chiesto ed ho chiesto alla platea “dormiente” di compiere una verifica democratica, mediante votazione a scrutinio palese.
A sorpresa, accanto al mio voto nettamente contrario si è affiancato anche quello della vicepreside! Un segnale, seppur piccolo sempre un segnale.
Mi chiedo e chiedo a chi mi legge:
1) prima del 1999 le scuole italiane non funzionavano? Come facevano a funzionare senza le tanto agognate funzioni strumentali?
2) Le scuole che oggi rinunciano (e non sono poche come si vuol far credere) a tali fondi e tali funzioni, come fanno a funzionare?
3) Infine, non sono funzioni altrettanto strumentali al P.O.F. anche tutti gli insegnanti che si “limitano” soltanto ad insegnare, i “bidelli” la cui funzione è preziosissima, insomma non sono “strumentali” e “funzionali” all’organizzazione di una scuola tutte le risorse umane, interne ed esterne?
Ebbene, perché queste soggettività vengono escluse anche dai compensi straordinari, mentre vengono ad essere privilegiate e valorizzate (economicamente parlando) soltanto alcune “funzioni” per giunta "legalizzate" ?
La vera risposta è che le funzioni strumentali, come altri incarichi aggiuntivi ed altri strumenti organizzativi, fanno comodo...in particolar modo ai dirigenti scolastici.
Non è il rancore, o il desiderio di rivalsa, a farmi scrivere poiché anche io sono stato “invitato” a partecipare alla “festa”, ovvero alla “spartizione della torta”, rifiutando tranquillamente.
Non contesto la vicenda in questione dal punto di vista giuridico-normativo, in quanto sono cosciente che la legge è dalla loro parte ma ho voluto descrivere soprattutto il senso di nausea e disgusto che ormai si avverte di fronte a tali degenerazioni, ma mi accorgo che sono sempre più numerosi i colleghi e le colleghe che si stanno si stanno assuefacendo al “fetore”.
E’ quindi una questione di natura etico-morale che io sollevo, rispetto alle modalità e alle procedure formali, mi riferisco al cinismo, alla sfacciata e spudorata leggerezza con cui spesso si effettua la “spartizione della torta”, vale a dire la distribuzione delle risorse economiche legate al Fondo di Istituto o ad altri fondi straordinari.
Lucio Garofalo
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Commenti
#1
Pienamente concorde, conosco bene e da vicino la situazione della scuola italiana attuale.
Il problema come in tutto nella vita non è tanto che ci siano queste possibilità perchè forse se viste dal punto di vista dell' "idea in sè" sono anche positive ma è come al solito come poi vengono applicate. Non voglio nemmeno puntare il dito contro il corpo-docente perchè se a me danno cento euri sul tavolo e van via io sono tentato di prendermeli senza dir nulla, ma come al solito punto il dito verso lo staff dirigenziale...presidi , vice-presidi e provveditorati che non coordinano e gestiscono tutto ciò. Il pesce puzza dalla testa e se non c'è un buon controllo e una buona gestione anche l'idea positiva diventa ahimè la più negativa.



