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Chi ha paura del Partito Democratico

27 Apr 2007

di l'ingrato | Newsweek

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Ds e Margherita sono prossime allo scioglimento,nasce il Partito Democratico,Peppone e Don Camillo si ribaltano nelle rispettive tombe...Sarebbe utile lasciare la retorica e cominciare il nostro discorso dicendo la verità.Tutte le grandi tradizioni politiche hanno fallito,in Italia e in tutto il mondo democratico.Le etichette di "sinistra" o "centro" o "destra" sono ormai inutili per governare bene un Paese.Ma guardate gli altri Paesi:tutti i partiti tradizionali sono in crisi.Se anche il Partito socialdemocratico svedese arranca,significa che qualcosa non quadra.Chi va avanti è Zapatero a Madrid.Ma Zapatero,che sulla carta è un "socialista",in realtà è il risultato di una contaminazione:l'attenzione ai diritti civili dei radicali;l'attenzione all'iniziativa privata dei liberali;il coraggio e il senso dello Stato dei comunisti.
Per governare il Paese è necessario qualcosa di nuovo.Il Partito Democratico lo sarà,per forza.Anche se non subito,visto che chi lo guiderà saranno o i soliti noti(Fassino,D'Alema e Prodi)o al più gente che ragiona come loro(Letta,Veltroni,Cofferati).Questo è un problema e sta qui il nodo dell'obiezione più sensata al PD,quella della mozione di Angius:un Partito che si presenta senza mettere giù un programma preciso e senza cercare il contatto con la gente,restando così ostaggio di quelle tradizioni politiche fallimentari che il Partito Democratico dovrebbe servire a mandare in pensione.Vero.
Ma per il momento,il PD avrà raggiunto due obiettivi importanti.



La dimostrazione che il PD possa rappresentare una novità sta proprio in una delle ragioni dello scetticismo sul suo conto:la sua collocazione europea.Si va coi socialisti o coi popolari?La risposta più corretta dovrebbe essere:con nessuno dei due.Le vecchie famiglie politiche non contano più,occorre inventarsi formule nuove,diverse.Il primo,grande impegno dei dirigenti del PD dovrà proprio essere quello di lancire un grande discorso di rinnovamento in sede europea.

Se il PD,in sostanza,può essere oggetto di un ragionevole dubbio,è proprio sul fatto che esso possa effettivamente costituire qualcosa di nuovo(qui si sostiene di sì,ad ogni modo).Ma come abbiamo già detto,proprio l'obiettivo di fondo del PD è la grande paura della cosiddetta "base",è il fatto che possa nascere un soggetto politico diverso da quelli con cui abbiamo avuto o abbiamo a che fare,finendo per cancellare tutti gli altri. Affrontiamo il discorso.Sarebbe cosa buona e giusta affrontarlo tenendo conto delle conseguenze pratiche,per il cittadino,della scomparsa o della prevalenza o della nascita dell'una o dell'altra cultura politica.In sostanza:se non esistono più i comunisti,o se non c'è una vera sinistra,o se vince il centro,al salumiere o alla casalinga che cosa cambia?E tanto per accontentare i ragionieri:cosa cambia dal punto di vista elettorale?

Tanto per cominciare,quale sarebbe la sinistra che si vorrebbe "tutelare"?Qual è l'idea di "sinistra"alternativa al PD che ha in mente Fabio Mussi?Se il suo obiettivo è quello di formare un polo di sinistra più attento alle esigenze della società civile e dei movimenti,è il perfetto contrappeso al PD:meno portato alla mediazione,ma più attento alle esigenze della gente.Se il suo obiettivo è,come dice,una forza social-democratica classica(che si riconosce nel Partito Socialista Europeo),non servirà a molto.Quella tradizione è troppo elastica,e dunque inconcludente,per ottenere ciò che serve ai cittadini.Se il suo obiettivo sarà,come sarà in effetti,una forza genericamente"più a sinistra del PD",volta più alla lotta che al governo,non servirà a niente.Alla gente non interessa se un partito è "più a sinistra":alla gente interessa che un partito sappia lavorare bene e fare i suoi interessi.Un partito che non media non fa l'interesse della gente.

Detto della sinistra,ora tocca al centro.La questione cattolica richiede un discorso un po'più complesso.La Margherita erede della sinistra DC è vista come un pericolo concreto perché:la cultura cattolica è perdente e negativa dal punto di vista dei diritti civili e dei diritti sociali;tutto questo non sarebbe un problema visto che teoricamente il PD non sarebbe un partito cattolico,ma lo sarà perché i cattolici sono più furbi ed esperti e nel PD prevarrà il loro punto di vista,con la conseguenza che il PD si trasformerà in un partito di centro.Andiamo con ordine.
Si crede a sinistra che la presenza di una componente moderata nel PD possa trasformarlo in un partito inattivo sul fronte dei diritti civili(assai lontano,dunque,da Zapatero)e in un partito molto liberista su quello dei diritti sociali(assai vicino,dunque,a Blair),dunque dannoso per i cittadini,specialmente per i cittadini più deboli e per i lavoratori.Ma come si fa a credere una cosa del genere su un partito figlio dei DS(il partito finanziato dalle cooperative)e della Margherita(partito storicamente assistenziale)?
Semmai,il PD potrebbe - questo è l'unico,grande e importante pericolo - risentire della presenza cattolico-moderata al momento di agire a difesa dei diritti civili.Attenzione,però.La Margherita avrà anche l'esclusiva del cilicio,ma non quella del moralismo.La verità è che i vecchi comunisti sono moralisti almeno quanto i democristiani:fra le autrici della legge sui DICO,cioè la Bindi e la Pollastrini,vi confesso che la Bindi sembrava diessina e la Pollastrini cattolica.Di conseguenza,i DS avranno la stessa volontà politica,in tema di diritti civili,della Margherita,se non di meno.Da questo punto di vista,e solo da questo punto di vista,la sinistra più radicale appare più avanti,in teoria.In pratica,la volontà politica non basta se non si ha la capacità di tradurla in provvedimenti,che significa scendere ad ampi compromessi.Gli unici in grado di farlo sarebbero i Radicali,che,guarda caso,buona parte della sinistra guarda assai storto.



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