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Le palle di Napoli (proiettili, chiacchiere e grandezza)

03 Nov 2006

di l'Ingrato | Newsweek

Immagine associata articolo

Nell'analizzare la situazione napoletana le reazioni più diffuse sono due. Entrambe sono sbagliate. Entrambe fanno il gioco della camorra.

1) La prima reazione è quella di negare spudoratamente l'evidente gravità della situazione. Perché tale reazione sia sbagliata,non c'è bisogno di spiegarlo. Non vale la pena di investirci troppo tempo.
2) La seconda è quella di spiegare la situazione napoletana facendone un problema culturale. Si tratta di una reazione che può assumere diverse sfumature, da quella razzista di Calderoli fino a quella indignata di Giorgio Bocca, ma si parte sempre dallo stesso principio: i guai di Napoli derivano dalla mentalità storta dei napoletani.

Anche quest'affermazione è sbagliata. Lo è nei toni quando la fa gente come Calderoli; lo è comunque nei contenuti. Attenzione: la mentalità dei napoletani non è estranea a quello che sta succedendo da quelle parti. Non è questo che si vuole negare. Quello che è sbagliato è pensare che la camorra sia frutto della cultura napoletana, quando semmai succede il contrario - e cioè che sono gli aspetti più pericolosi della cultura popolare napoletana a derivare dall'imperare della camorra.   
Tanto per cominciare, è dall'imperare della camorra che deriva la tolleranza verso l'illegalità. La tolleranza è strettamente legata al bisogno di campare: sarà giusto, sarà sbagliato, ma è così e non c'è troppo da discutere.
Nelle regioni del Nord gli squilibri sociali derivano innanzitutto dal capitalismo, e dunque da meccanismi di mercato che coinvolgono anche le fasce meno potenti della popolazione - cioè i lavoratori dipendenti. Le classi più forti - cioè gli imprenditori - non possono fare tutto quello che vogliono. Per fare un esempio pratico, gli imprenditori non possono decidere di offrire stipendi da fame ai loro dipendenti :altrimenti i dipendenti non avranno la possibilità di comprare le loro merci. Questo i lavoratori dipendenti lo sanno e hanno perciò argomenti per impedire agli imprenditori di “incularli”. Al Sud, e a Napoli, non funziona così. Le classi più forti - cioè i camorristi - fondano il loro potere sulle armi. L'unica alternativa possibile per la popolazione onesta del Meridione è la sollevazione armata. Lascio decidere a chi mi legge se tale soluzione sia, allo stato dei fatti, più o meno praticabile.
E' inoltre dall'imperare della camorra che deriva quell'abitudine alla violenza e all'aggressività che si è ormai estesa anche a persone che non fanno parte della malavita. Ormai a Napoli è facile subire pestaggi anche non a scopo di rapina. Queste cose succedevano in città di provincia come Sassari,non certo nelle metropoli. Sotto questo aspetto non ci sono alibi e a Napoli c'è un effettivo problema culturale. Ma anche questo è effetto della camorra. Non causa.
Chi pensa che la cultura napoletana sia causa della camorra commette un falso storico. Non capisce che fenomeni criminali o comunque di sopraffazione - si chiamino mafia, capitalismo o fascismo - nascono e proliferano come conseguenza della stupidità, sono frutto di menti sottosviluppate. E il cervello del napoletano medio non può essere sottosviluppato. Anzi il cervello di chi abita in un ambiente dinamico come può essere quello di Napoli - metropoli aperta sul mondo,  checché se ne dica - dovrebbe essere assolutamente lontano dal sottosviluppo, perché modellato dalla diversità, dalla versatilità, da mille esperienze - nel bene e nel male. E' più facile trovare il sottosviluppo in ambienti più isolati - come lo è la provincia meridionale. Con questo non voglio dire che tutti coloro che abitano a Foggia,o a Sassari,o a Catanzaro sono stupidi e dunque portati necessariamente al crimine,o che tutti i napoletani sono intelligenti e dunque onesti: sto dicendo che se - come penso anch'io - il crimine è frutto di una determinata cultura ambientale, può trovare terreno fertile non tanto in una metropoli quanto in provincia. E invece no,vediamo che a Napoli il crimine è sviluppato quanto nel resto del Sud. E le sue malefatte sono ancora più evidenti proprio perché siamo in una metropoli. Segno che, almeno a Napoli, la questione principale è un'altra. Che è vero che alcune storture culturali a Napoli possono costituire "un" problema, ma non - come vogliono farci credere - "il" problema, la causa di tutti questi guai.
In concreto, che conclusioni si possono trarre al termine di tutto questo discorso? Che se per analizzare la questione napoletana si parte dalla cultura, e non dalla vera causa del fenomeno camorristico - che è innanzitutto una causa economica e, di conseguenza, politica - si finisce, lo si voglia o no, per dare una mano alla camorra. O, comunque, per non aiutare lo sviluppo della città di Napoli.
a) Non lo si aiuta nel presente, perché fintanto che il dibattito riguarderà la mentalità dei napoletani ci si dimenticherà il vero problema del sottosviluppo della città. Che non deriva dal fatto che i napoletani "non hanno voglia di lavorare"o sono "naturalmente tolleranti verso il crimine" ma dal fatto che, attraverso l'estorsione e la penetrazione nelle amministrazioni, la camorra si appropria dell'intero prodotto interno lordo della zona. Il problema non è che a Napoli non si produce,ma che quello che si produce, che dovrebbe andare in mano agli operatori economici (famiglie, imprese ed enti locali) finisce per andare in mano a qualchedun altro. E tutti si chiedono: ma come si fa? Ma come si fa? Basterebbe applicare due leggi dello Stato che sono l'art.41 bis del codice penale (per gli amici carcere duro) e la legge Rognoni-Latorre sulla confisca dei beni. Ma se il Tribunale di Napoli non ha soldi né infrastrutture per riuscire ad amministrare la giustizia in una città tanto difficile, se deve fare i conti con la burocrazia e con mille regolamenti inutili, mi spiegate come si fa a impedire alla camorra di rovinare l'economia napoletana? E se invece di invocare maggiore possibilità di lavorare(in termini di mezzi ma anche di indipendenza) alla magistratura, si invocano per Napoli l'esercito o - con altrettanta demagogia - i "maestri", mi spiegate come si rimedia a tutto questo?
b) Parlare solo del "problema culturale" è inoltre un ostacolo allo sviluppo di Napoli anche in previsione dell'avvenire. Anche quando è il momento di ipotizzare, almeno in teoria, una Napoli migliore. Nel senso che se ci si dimentica che Napoli ha proprio nella sua cultura - cultura, come detto, cittadina, dinamica, aperta al mondo - la sua unica, reale risorsa per ripartire, allora è chiaro che Napoli è una città irrecuperabile. E se si pensa che a Napoli si debba intervenire così massicciamente sulla cultura popolare, ci si scorda di compiere tale operazione in quei territori - cioè la provincia del Sud - in cui ce n'è maggiore bisogno, in cui davvero le storture culturali sono - assieme alla congiuntura economica - le ragioni del sottosviluppo. Non solo, ma se si continua a puntare l'indice sulla mentalità napoletana, dimenticandosi di tutto il resto dei problemi, anche l'unica, reale risorsa della città di Napoli finirà per andare perduta. Per il momento, il tempo perso non danneggia la grandezza della cultura di Napoli:se da un lato la violenza sta corrompendo la mentalità napoletana, per altro verso la continua emigrazione mette i napoletani in condizione di avere sempre a che fare con situazioni diverse e dunque di crescere intellettualmente. Ma, emigra tu che emigro io, tra un po' a Napoli non ci sarà più nessuno di onesto e rimarranno solamente o i camorristi o quelli che ragionano come i camorristi. Napoli si trasformerà in città fantasma. E sarà la necessaria morte - provate un po'a dimostrare il contrario - per l'intero Meridione.

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Commenti

#1

Nulla da dire sul tuo articolo.Bello e preciso.
Che ne dici invece del piano del nostro geniale ministro degli interni che prevede 1000 poliziotti in più tra la gente e quindi 1000 pistole in più per strada e una videosorveglianza soffocante?L'emergenza criminalità invece di produrre iniziative di sviluppo di cultura e di aiuto alle realtà già esistenti contro la camorra produce repressione!!Siaomo alle solite.Può così dirne Bassolino sulla necessità di avere più forze dell'ordine sulle strade,ma col cazzo che fa un pò di autocritica,tra sindaco di Napoli e Presidente della Campania sono 11 anni che questo governa e mi sembra che la situazione non sia cambiata per niente.Se era che ne so,un politico del centrodestra,non si sarebbe detto che è mafioso se continua ad essere rieletto?Faccio sempre più fatica a distinguere tra politici di destra e di sinistra.Son io che son strabico?Tristezza.

# - postato da rob. - 08 Nov 2006 18:08

#2

SONO TOTALMEMTE D'ACCORDO CON QUELLO CHE SCRIVI NEL TUO ARTICOLO. IO PERò CREDO CHE NON INTERVENGA NESSUNO O INTERVENGONO IN MANIERA ERRATA NON PERCHè LO STATO NON CAPISCA , ANZI HA CAPITO BENISSIMO MA è UNA SITUAZIONE CHE SICURAMENTE GLI PORTA VANTAGGI. IO CREDO PROFONDAMENTE CHE LA MAFIA SIA LEGATA ALLO STATO.

# - postato da ALE - 24 Feb 2007 11:46

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