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Oscuratezza di scelta

01 Oct 2006

di Rapu | Newsweek

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Troppo difficcile scegliere se chi è più in alto di te ha la "verità" in tasca, tanto che la tua scelta viene oscurata da chi arbitrariamente decide per te, e ritiene di essere dalla parte del giusto.

Mentre il mondo politico italiano è impegnato con Telecom e la finanziaria, un uomo dal suo letto, attaccato ad un respiratore e che può comunicare soltanto tramite computer, riesce a scuotere quei palazzi. In primis si rivolge al Presidente Napolitano, il quale propone un dibattito sulla questione aperta dal Sig. Welby.
Questa proposta è ben accetta dalla Camera che si dimostra aperta a confrontarsi sull’eutanasia, mentre il Senato è meno propenso a discuterne poiché ritiene più opportuno concentrarsi su disegni di legge riguardanti il testamento biologico, che abolirebbe (naturalmente su richiesta) l’accanimento terapeutico.
La diversità di apertura al confronto che si verifica tra Camera e Senato, rimarca come sia diversa la prospettiva di chi è ancorato alla religione e di chi invece non lo è. La risposta del Presidente Marini infatti è stata netta: “La parola eutanasia è fuori dal mio vocabolario”, perciò non se ne deve discutere? Perché il Presidente non la concepisce? Questo gli da occasione di arrogarsi il diritto di scegliere per gli altri la soluzione migliore? Di fatto però Marini è in una condizione ben diversa da quella di Welby.
Questo non toglie che altre persone in uno stato di salute simile attuerebbero una decisione differente dalla “dolce morte”, e continuerebbero ad aver diritto a vivere anche con l’esistenza di una legge sull’eutanasia. Il fatto è che chi invece percepisce differentemente la sua condizione, non si sente più in grado di sostenerla e vuole mettergli fine dignitosamente non potrà farlo finche una buona legge non verrà stesa.
La teoria secondo la quale l’accanimento terapeutico sia un qualcosa che va “contro natura”, pare mettere d’accordo una più larga parte del mondo politico, quindi è probabilmente a questo che si giungerà, sempre se a qualcosa si giungerà, nel breve termine. Alcuni sostengono però che questo sarebbe uno stratagemma per far passare sotto banco l’eutanasia, perché non è chiaro cosa si intenda per accanimento terapeutico. Quello che può sorgere alla mente è che il mancato accanimento terapeutico può si condurre alla morte, ma non a una morte dignitosa, poiché non preclude quella fase che può far più paura della morte stessa: il dolore fisico, la sofferenza.
Altri ancora possono accomunare l’eutanasia a un suicidio, la differenza sta nel fatto che chi arriva a quell’estrema circostanza può farlo in modo autosufficiente, nessuno a parte i soccorsi, può impedire il suicidio. Invece chi chiede l’eutanasia non può suicidarsi, altrimenti non sarebbe chiesto di poterlo fare. L’eutanasia non è dunque un suicidio ma una scelta accurata, meditata dal soggetto interessato, una decisione che fisicamente non coinvolge nessun altra persona, per questo forse un qualcosa di più legittimo dell’aborto. Per il momento però pare che come l’aborto stesso per molti anni ha fatto, rimarrà un qualcosa di clandestino.

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Commenti

#1

Purtroppo oggi pių che mai alcune posizioni politiche sono appiattite sulle posizioni espresse dal vaticano.E' questo il caso di Marini che addirittura si permette di dire che la parola eutanasia non č nel suo vacabolario,dimenticandosi o peggio non considerando che questa parola č nel vocabolario di molti italiani che soffrono e non.Ma Marini non dovrebbe rappresentare tutti gli Italiani?

# - postato da rob. - 02 Oct 2006 13:40

#2

Sai qual'č il problema secondo me ?
Senza augurarlo...ma bisogna viverlo in prima persona; troppo facile parlare di vocabolario...

# - postato da luker - 03 Oct 2006 23:36

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