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<title>focolaio.com // Portale a scopo benefico di informazione e disinformazione culturale | Official 99 posse net club</title>
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<description>Ultimi articoli su focolaio.com</description>
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<title><![CDATA[Nuove Produzioni Dal Basso__il ritorno]]></title><link>
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<![CDATA[<span class="postbody"><span style="font-weight: bold;"> L&rsquo;isola di Favignana è in pericolo. </span><br />Quella bellezza paralizzante, quello splendore primordiale, quella essenza selvaggia, fatta di mare di cristallo, di storia primitiva impressa nelle cave, di fondali ammalianti, di cultura secolare e paesaggi da sogno, è in grave pericolo. <span style="font-style: italic;">Oggi Favignana, la farfalla del Mediterraneo,</span> sta vivendo un periodo fondamentale della sua vita. Tutto ciò che la rende unica potrebbe sparire. Proprio questo il nostro film cerca di mettere in evidenza, attraverso le vicende di Corrado, il protagonista, che sbarcando sull&rsquo;isola per realizzare il suo documentario naturalistico, teso ad esaltare le meraviglie locali, sbatterà contro una realtà inaspettata: <span style="font-style: italic; font-weight: bold;">il peggioramento visibile dei fondali marini, la scomparsa irreversibile di alcune cave di tufo di incredibile valore storico, l&rsquo;intervento del privato in zone che sono patrimonio dell&rsquo;isola e dell&rsquo;umanità intera. </span><br />  <br /> Oggi Favignana è di fronte ad un bivio. <span style="font-weight: bold;">Salvarsi o auto-distruggersi lentamente.</span> <br />Quasi senza accorgersene, si sta andando verso lo stravolgimento della natura dell&rsquo;isola, verso l&rsquo;esaurimento delle sue più importanti risorse, proprio di fronte ai nostri occhi. Il film nasce quindi dalla voglia di documentare quello che sta succedendo all&rsquo;isola che amiamo, dal diritto di capire perché Favignana ha subito una chiara involuzione rispetto ad un passato d&rsquo;oro. Ma anche dal dovere di opporci a quello che può diventare uno dei più gravi disastri ambientali per mano dell&rsquo;uomo. Invertire la rotta è possibile. Ma <span style="text-decoration: underline; font-style: italic;">Favignana ha bisogno di noi adesso, ha bisogno della sua comunità. </span><br />  <br /><span style="font-weight: bold; font-style: italic;"> Favignana ha bisogno di tutti quelli che la amano. Di tutti quelli che amano la propria terra. Perché Favignana è nostra. Favignana è di tutti. E la dobbiamo salvare. </span><br />   <br />  <br style="font-weight: bold; font-style: italic;" /><span style="font-weight: bold; font-style: italic;"> IL FILM HA BISOGNO DEL TUO AIUTO. </span><br style="font-weight: bold; font-style: italic;" /><span style="font-weight: bold; font-style: italic;"> COLLEGATI AL SITO: </span><a href="http://www.storiadiundocumentario.com/" target="_blank" style="font-weight: bold; font-style: italic;">http://www.storiadiundocumentario.com/</a><span style="font-weight: bold; font-style: italic;">  </span><br style="font-weight: bold; font-style: italic;" /><span style="font-weight: bold; font-style: italic;">PUOI COMPRARE DA SUBITO IL DVD DEL FILM CON SOLI DIECI EURO (PIÙ 2 EURO DI SPESE DI SPEDIZIONE) <br />E DIVENTARE COSÌ CO-PRODUTTORE INSIEME AD ALTRE MIGLIAIA DI PERSONE. </span><br style="font-weight: bold; font-style: italic;" />  <br style="font-weight: bold; font-style: italic;" /><span style="font-weight: bold; font-style: italic;"> SI CHIAMA PRODUZIONE DAL BASSO: NON SONO I GROSSI CAPITALI CHE MUOVONO IL MONDO, MA LA GENTE, CHE NEL PROPRIO PICCOLO CONTRIBUISCE A CAMBIARLO. PRENOTA IL DVD SU </span><a href="http://www.produzionidalbasso.com/pdb_234.html" target="_blank" style="font-weight: bold; font-style: italic;">http://www.produzionidalbasso.com/pdb_234.html</a><span style="font-weight: bold; font-style: italic;"> . </span><br style="font-weight: bold; font-style: italic;" />  <br style="font-weight: bold; font-style: italic;" /><span style="font-weight: bold; font-style: italic;"> PER AVERE MAGGIORI INFORMAZIONI SUL FILM, SULLA PRENOTAZIONE, SULLA CO-PRODUZIONE, SUI PROBLEMI DI FAVIGNANA, PER DARE SUGGERIMENTI O AIUTARCI NELLA DISTRIBUZIONE SCRIVI UNA MAIL A : </span><br style="font-weight: bold; font-style: italic;" /> <a href="mailto:storiadiundocumentariosunisola@gmail.com" style="font-weight: bold; font-style: italic;">storiadiundocumentariosunisola@gmail.com</a> </span>]]>
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<![CDATA[Girotondo]]></category>
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<title><![CDATA[I grossi rischi di Grillo]]></title><link>
http://www.focolaio.com/index.php/newsweek/35/I_grossi_rischi_di_Grillo.html
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<![CDATA[<p><span class="postbody">"I ladri non ci sono più.Sta andando al potere la gente.Mi fa più paura".(Beppe Grillo,Teatro delle Vittorie in Roma,1993) <br /><br />Io Beppe Grillo lo conosco da quando sono nato.Certi suoi spettacoli li conoscevo a memoria già quando avevo sette-otto anni.In quello che si chiama "società civile",Grillo è secondo me fra i più intelligenti,nonché uno dei pochissimi in grado di mobilitare la gente.Eppure anche Grillo sta cascando nella stessa trappola in cui è cascata,dai tempi di Mani Pulite e poi dei girotondi, l'intera società civile:e,con essa,ogni possibilità di rinnovamento politico e dunque di risanamento della nazione. <br /><br />Per analizzare il problema è necessaria una domanda preliminare:la classe politica italiana risponde alle esigenze della società?Ne abbiamo già parlato a proposito di "crisi della politica".Il fatto è che la società italiana è - molto più di altre società europee - divisa in due,fra una parte che si disinteressa del bene comune e vorrebbe l'assenza dello Stato e dei sacrifici che esso impone,e una parte più interessata ad un sistema che preveda garanzie minime per tutti in cambio di alcune rinunce.Una parte cerca la libertà assoluta,anche se non garantita(sistema liberista),un'altra cerca una quota di libertà ridotta,ma sicura,perché nessuno gode di una quota di libertà tanto vasta da attaccare la sua(sistema democratico).Questa distinzione è fondamentale. <br />La prima parte vede soddisfatta,e bene,il proprio interesse da una precisa parte politica,cioè la Casa della Libertà.Che infatti non perde consensi.La seconda parte è rappresentata dalla coalizione attualmente al Governo.Che non riesce a soddisfarla del tutto.Ne consegue che questa parte di società contesta aspramente quei partiti che dovrebbero rappresentarla. <br />Le ragioni del problema sono chiare per chiunque conosca un minimo la storia degli uomini politici che fanno parte del Governo e dello schieramento democratico.La coalizione di governo è frutto della migliore mentalità della vecchia Prima Repubblica.Questa mentalità è vecchia e perdente.In realtà ha due unici limiti,ma enormi:1)l'incapacità a compiere politiche "populiste" volte a ottenere il consenso dell'elettorato(e dunque l'impossibilità a compiere scelte realmente incisive,che sono generalmene impopolari);2)una certa affezione al potere(che non necessariamente comporta disonestà,è più che altro questione di saper gestire il proprio potere). <br /><br />Ne consegue che una certa classe politica - quella che si riconosce nel sistema democratico - ha un problema.E dunque è l'Italia ad avere un problema.L'Italia è malata.La società civile dovrebbe curarla - o almeno pretende di farlo - colmando il vuoto lasciato dalla classe politica.Dovrebbe farlo dandole una serie di indicazioni,possibilmente giuste.Ma non lo sa fare. <br />Qual è l'errore di Grillo?Quale fu,ai tempi,l'errore dei Flores d'Arcais e delle Sabine Guzzanti,ma anche di Travaglio che pure è fra i migliori cronisti italiani? <br />Sappiamo che quando c'è un problema,non è sufficiente criticare o protestare:è necessario proporre valide alternative.Altrimenti la società civile non serve a nulla e tanto vale tenersi i partiti. <br />Ora il problema della società civile non sta nelle sue proposte,che ci sono e sono  giuste,almeno in linea di principio.Vedi la proposta di Grillo,ma anche la proposta di riforma del sistema radiotelevisivo che Travaglio propone nel suo "Inciucio".Sta nel ragionamento che è alla base di quelle proposte.A quel ragionamento manca un passaggio. <br />E'un discorso solo apparentemente complesso.La società civile si accorge che certi partiti,il cui programma si ispira al sistema democratico,non riescono a metterlo in pratica.(Mentre i partiti ispirati al sistema liberista,ci riescono benissimo).Si accorge di questo e lo grida a gran voce:"le cose non vanno bene".E formula proposte per "farle andare bene".Ma omette di spiegare "perché" le cose non vanno bene.Sembra una cosa inutile.Ma non lo è.E'come se un medico proponesse una terapia saltando la diagnosi e basandosi solo sull'osservazione dei sintomi.Può essere una terapia valida?Io dico di no.Quando si fa qualcosa badando al sodo,ma cercando di capire,si fa una cosa semplice.E utile.Quando si fa qualcosa dicendo di badare al sodo,ma senza cercare di capire,si fa una cosa banale.E inutile.Anche se magari è bella da dire o da sentire. <br />Non capire.Questo è il dramma della società civile italiana.Le conseguenze,all'atto pratico,sono due. <br />1)Nella migliore delle ipotesi,la società civile non serve a migliorare l'operato dei partiti attualmente al governo o a proporre una soluzione migliore nell'ambito del sistema democratico.Se il problema degli attuali partiti democratici è quello di ragionare male,il problema della società civile è quello di non ragionare per niente.Perché i politici attualmente al governo,i Prodi,D'Alema e compagnia,conoscono i meccanismi della politica,anche se spesso non sanno che pesci pigliare.La società civile,i meccanismi della politica,non li capisce e non li vuole capire.Se li capisse:a)non farebbe confusione fra i partiti parlando di una generica "classe politica" anziché di una classe politica che ha delle differenze precise al suo interno,differenze che vengono dalla storia e dalla tradizione;b)sarebbe in grado di spiegare fino in fondo qual è il problema dei partiti democratici,e dunque di risolverlo. Questo significa che un partito che segua le indicazioni di questa società civile,non ragionando meglio dei partiti democratici,non riuscirebbe né a ottenere migliore consenso né,molto probabilmente,ad essere meno attaccata al potere.(Magari all'inizio,ma durerebbe poco:quando non si ragiona non ci si sa controllare). <br />Seguirne le rivendicazioni,preferire il loro punto di vista a quello dei partiti,non significa fare un passo avanti.Significa fare un passo indietro. <br />E non significa sviluppare nella società quella "mentalità nuova"irrinunciabile per partorire una mentalità nuova nei partiti politici.Significa invece alimentare una mentalità che,nella società italiana,è tutt'altro che nuova:quella meno abituata a ragionare e capire le cose.Quella dei Masaniello da bar sport. <br />2)Nella peggiore delle ipotesi,un ipotetico partito che agisca secondo le indicazioni e la mentalità della società civile,e dunque senza capire i meccanismi della politica può portare ad una totale incapacità a gestire lo Stato e la pubblica amministrazione.Teoricamente Grillo è contro "questo" Stato,"queste" istituzioni,e io gli credo:ma se si ragionasse come lui,sarebbe impossibile avere qualsiasi Stato e qualsiasi istituzione.E dunque sarebbe impossibile garantire tutti e gli unici a essere garantiti sarebbero i più forti.Come si chiama un sistema del genere?Indovinato.Sistema liberista. <br />E allora,Grillo e soci,che sono sicuramente democratici nelle intenzioni,finirebbero per essere liberisti - loro malgrado - nei fatti.Come Forza Italia,come la Lega Nord:ed è per questo che gli elettori dello schieramento liberista,della Casa della Libertà,non hanno seguito il movimento di Grillo.E'vero,forse Grillo si taglierebbe lo stipendio(è tutto da vedere).E'vero,Grillo non sarà mai in combutta con i più forti(di questo sono sicuro).Ma come si chiama quel particolare sistema liberista che non prevede(quantomeno:al momento della sua teorizzazione non lo prevedeva)un particolare tornaconto per gli uomini che stanno al potere?Indovinato.Sistema fascista.<br /></span></p>]]>
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<![CDATA[Newsweek]]></category>
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<title><![CDATA[Una banale riforma della scuola]]></title><link>
http://www.focolaio.com/index.php/riflex/31/Una_banale_riforma_della_scuola.html
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<![CDATA[<span class="postbody">Non è in discussione che godere dell'istruzione scolastica è in una volta un diritto e un dovere. <br />Un diritto perché è diritto di tutti fare in modo che lo Stato non ti faccia crescere fesso(e dunque incapace di difendere i tuoi interessi)e che lo Stato ti dia la preparazione giusta per trovare lavoro(dove c'è formazione non c'è disoccupazione),specie in un'epoca in cui nessun lavoro,neanche manuale,si può svolgere senza una preparazione complessa. <br />Un dovere perché una società non può permettersi di accogliere al suo interno degli incompetenti:incompetenti sia come persone che come lavoratori.Sia gli uni sia gli altri sono dei pericoli. <br />Ne consegue che lo Stato prevede l'istruzione(e dunque la frequenza)obbligatoria.Questa prescrizione dello Stato è utile?Da'una minima sicurezza di avere cittadini più maturi e meno incompetenti? <br />La risposta è negativa.Per le seguenti ragioni. <br /><br />1)Spesso chi ottiene il titolo di studio non ha,effettivamente,una preparazione davvero corrispondente agli anni di studio.La scuola italiana del primo '900 aveva dei programmi perfetti.Ma erano perfetti per <span style="FONT-STYLE: italic">quell'</span> Italia.L'Italia delle campagne.Quando erano necessarie due cose per gli studenti delle scuole elementari:l'alfabetizzazione trattandosi di un Paese scarsamente analfabetizzato,e l'insegnamento delle materie principali(scienze,storia,geografia)sapendo che,dopo la quinta elementare,la maggior parte degli studenti si sarebbe fermata e non avrebbe avuto altre occasioni di imparare quelle nozioni.Così facendo,non ci si concentrava su una cosa abbastanza importante:insegnare agli studenti a ragionare e a capire.Un ruolo che si preferisce lasciare all'educazione impartita dalle famiglie.Ma uno Stato non può permettersi questo.Le famiglie non sono perfette.Lo Stato non può rischiare di avere cittadini e lavoratori che non sanno usare la testa.E tantomeno se lo può permettere la scuola pubblica visto che chi non sa ragionare difficilmente capirà l'importanza delle nozioni che gli vengono impartite:ne consegue che,per chi non sa ragionare,andare a scuola è inutile.Se studierà,studierà al massimo per fare un piacere ai genitori:lo farà per il voto e si dimenticherà tutto. <br />Ora come ora nessuno studente si ferma più alla quinta elementare.Non ha senso,perciò,che a uno studente delle elementari si spieghino le stesse materie che gli verranno insegnate alle medie inferiori,impiegando così il tempo che andrebbe invece impiegato a insegnargli come ragionare e come comportarsi.In una parola semplice:a educarlo. <br />La scuola andrebbe riformata così come segue.Non andrebbero affatto toccati i cicli tradizionali(elementari - medie - superiori).Anzi bisognerebbe tornare a dare loro un senso visto che ora come ora le medie sono un doppione delle elementari(e viceversa).Le scuole elementari devono servire a due cose:alfabetizzazione e educazione al ragionamento.Ne consegue che ci si deve limitare all'insegnamento di quelle materie che servono a usare il cervello:l'italiano(chi parla male pensa male),la matematica e pure l'inglese(o comunque una lingua straniera).Per le altre materie ci sono le medie. <br />Sarebbe utile anche un po'più di ricreazione,in modo da avere tempo per insegnare agli studenti come comportarsi anche quando non si lavora.(E anche per insegnare loro l'importanza del tempo libero,che non è una cosa da nulla).Ripetiamo che lo Stato non può rischiare affidando questo compito alle famiglie.E che non può svolgere questo compito se non alle elementari.Dopo,diminuisce il tempo a disposizione e anche la possibilità di incidere sulla mentalità dello studente. <br />Sarebbe inoltre utile adottare classi più piccole(10 studenti massimo)in modo da instaurare un rapporto il più stretto possibile fra studente e insegnante(questo non significa avere più insegnanti,basta tornare al maestro unico). <br />(Ci sarebbe,volendo,una ulteriore misura da introdurre.Per fare sì che la frequenza obbligatoria alle lezioni serva a qualche cosa,potrebbe essere utile non assegnare più alcun compito a casa.Se si vuole imparare,lo si impara in classe.Se non si sta attenti in classe,si è insufficienti.Utopia?In Francia funziona così da una vita). <br /><br />2)E'prevista l'istruzione obbligatoria fino ad un minimo di età anagrafica.Oggi tale istruzione dura fino ai 18 anni compiuti.Il che significa -anno più anno meno - che ogni cittadino ha il diritto e il dovere di ricevere una preparazione corrispondente a 13 anni di frequenza.Ma questo non accade nella realtà,perché la legge dà la possibilità di abbandonare gli studi al compimento del 18°anno di età,anche se - nel caso di chi è stato bocciato,almeno una volta - la preparazione è oggettivamente e inoppugnabilmente inferiore a quella corrispondente a 13 anni di frequenza.Chi,a 18 anni,è stato bocciato una volta,non avrà fatto 13 anni di scuola.Ne avrà fatti 12 di cui 1 per 2 volte.La sua preparazione sarà corrispondente a 12 anni e non a 13.E'un'intuizione tanto banale e vecchia - se ne accorse già don Milani - quanto sottovalutata al momento di affrontare il problema dell'istruzione.Ne consegue che sia l'obbligo che il diritto ad un minimo di istruzione stabilito dalla legge finisce per essere lettera morta.A tale proposito sarebbero utili due misure. <br />- <span style="FONT-STYLE: italic">a)</span> Reintroduzione dei vecchi esami di riparazione:chi non è sufficiente in una materia dovrà ripresentarsi ad un esame a settembre relativamente alla parte di programma in cui è risultato insufficiente.Se a settembre continuerà a essere insufficiente,sarà bocciato.Si tenga a mente che l'adozione degli esami di riparazione può permettere di ridurre le bocciature:si può infatti fare in modo di prevedere gli esami di riparazione anche se si è insufficienti in tutte le materie. <br />E si tenga a mente che con gli esami di riparazione sarà possibile spostare in avanti i calendari scolastici,in linea con una considerazione di carattere ambientale:ormai anche le stagioni si sono spostate in avanti. <br />- <span style="FONT-STYLE: italic">b)</span> Vincolo dell'obbligo scolastico non più all'età anagrafica ma agli anni effettivi di istruzione.Ne consegue che se uno studente viene bocciato una volta,non finirà la scuola dell'obbligo a 18 anni,ma a 19.Se viene bocciato dieci volte,non finirà a 18 anni,ma a 28(è chiaro che è un caso limite).E se non va a scuola,vanno i carabinieri a prenderlo a casa.Come accade per i bambini delle scuole elementari. <br /><br /><br />Elencate tutte queste banalità,ci si chiede:perché non viene fatto tutto questo?Il governo vuole reintrodurre gli esami di riparazione ed è già un bel passo in avanti.Sostanzialmente,però,la pur pragmatica mentalità cattolica,come quella del ministro Fioroni,non è più molto pragmatica quando si parla di cultura.Il Partito Democratico dovrà occuparsi di questi temi.Veltroni riconosce l'importanza della cultura,ma non è detto che riuscirà a capire il concetto più importante:quello per cui la scuola non deve solo dare l'opportunità di essere istruiti,ma deve istruire,punto e basta. <br />Più in generale,il Partito Democratico dovrà essere in grado di capire che non si riuscirà mai a tenere in piedi l'Italia se gli italiani non sanno tenerla in piedi né capiscono l'importanza di farlo.E dovrà essere in grado di capire che visto che molti di loro non lo sanno e non lo capiscono,lo Stato non può fare a meno di farglielo sapere e capire.L'Unione Sovietica lo faceva con il lavoro e con l'indottrinamento forzato:e infatti,in piedi,non c'è rimasta.Uno Stato di diritto lo fa,semplicemente,con una scuola che applichi davvero le norme del suo diritto:a cominciare da quelle che prevedono un obbligo scolastico.<br /></span>]]>
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<![CDATA[Riflex]]></category>
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<title><![CDATA[EPPUR SI MUOVE!]]></title><link>
http://www.focolaio.com/index.php/newsweek/34/EPPUR_SI_MUOVE.html
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<![CDATA[<span class="postbody"><span style="font-style: italic; font-weight: bold;">Caruso rimandato a settembre.........</span><br />  <br />Mentre Ri(af)fondazione prosegue nelle aule parlamentari e nelle altre sedi istituzionali la sua <span style="text-decoration: underline;">"coraggiosa" battaglia politica </span>contro la precarietà e lo sfruttamento dei lavoratori (ridiamo per non piangere!), il povero Francesco Caruso è malauguratamente incappato nelle forbici della censura ed ha deciso di autosospendersi volontariamente, in attesa di conoscere a settembre la sua sorte nel gruppo parlamentare del PRC-Sinistra Europea. <span style="font-style: italic;">Il deputato "disobbediente" beneventano aveva osato rilasciare alcune dichiarazioni che hanno scatenato unanimi reazioni di scandalo e sdegno da parte di un cieco ed arrogante ceto politico (compresi i quadri dirigenti del PRC) che si ricompatta ogni volta che viene messo in discussione il suo potere oppure viene smascherata la reale natura dello Stato e del sistema economico-capitalistico. </span>Tuttavia, a parte l'alone di ipocrisia che ha circondato le frasi "incriminate", altrove non sono mancati gli attestati di solidarietà nei confronti dello sventurato Caruso. Che dire? Anzitutto, perché aggredire e linciare in coro un Caruso qualsiasi, appena apre bocca? In genere tace, il ragazzo, che finora si è distinto solo per aver espresso il suo voto favorevole alle peggiori nefandezze di questo governo, anche e soprattutto in materia di politica estera. E poi, basta con questa omertà mafiosa istituzionale! <span style="font-weight: bold;">Basta con questa ipocrisia e pusillanimità filo-governativa! Nel Parlamento italiano il più pulito ha la rogna!</span> <span style="font-style: italic; font-weight: bold;">Si dimetta Caruso, ma insieme a tutti gli altri parlamentari che hanno pendenze o problemi di natura legale, ed in modo particolare tutti coloro che hanno ricevuto condanne penali in via definitiva</span>. <br />Allora sì che ci sarebbe da ridere (sempre per non piangere), visto che in pratica dovrebbe essere evacuato l'intero Parlamento, licenziando un'intera classe politica "digerente". Inoltre, vogliamo affrontare seriamente le drammatiche questioni del lavoro, degli omicidi bianchi, della precarietà e dello sfruttamento, e quindi delle leggi che hanno contribuito in maniera determinante ad inasprire e "normalizzare" le condizioni di precarietà, miseria e sfruttamento in cui versano i lavoratori in Italia, in modo particolare le giovani generazioni e gli extracomunitari? S<span style="text-decoration: underline;">baglio o l'abolizione della legge 30 era uno dei punti programmatici fondamentali della piattaforma dell'Unione, almeno durante la campagna elettorale?</span> Non sbaglio, ma ho detto giustamente: era! Per sconfiggere Berlusconi servivano i voti dell'elettorato della cosiddetta "sinistra radicale". Oggi, invece, la legge Biagi non si tocca! <br />  <br /><span style="font-weight: bold;"> Repetita iuvant </span><br />  <br />Le "incaute" esternazioni rilasciate dall'onorevole Caruso, a parte le reazioni ipocritamente indignate che hanno provocato negli ambienti istituzionali, possono se non altro vantare il merito di aver re-suscitato il dibattito su una questione che pareva sepolta nell'oblio, totalmente archiviata e depennata dall'agenda politica del governo in carica. Mi riferisco al tema della precarizzazione e dello sfruttamento economico dei lavoratori salariati, alla cruda e triste realtà degli omicidi bianchi. In Irpinia, solo negli ultimi giorni sono morti sul lavoro altri due giovani operai. Il segretario provinciale della Federazione irpina del PRC-Sinistra Europea, Gennaro M. Imbriano, ha espresso alcune riflessioni a riguardo, sostenendo che "i dati, le statistiche, ci consegnano una condizione di autentica guerra sociale". A parte la sottile distinzione terminologica (sottile ma non elegante, dato che non può essere elegante un eufemismo lessicale che, sebbene sia "politicamente corretto", serve semplicemente a dissimulare, o comunque ad ammorbidire un'amara e tragica verità) nell'usare i termini <span style="font-style: italic; font-weight: bold;">"morti bianche"</span> in luogo del più aspro vocabolo <span style="text-decoration: underline; font-weight: bold;">"omicidi"</span>, si può senza dubbio concordare con le dichiarazioni del segretario provinciale irpino di Rifondazione, ma occorrerebbe aggiungere coerentemente altre valutazioni, trarne le dovute conseguenze e porsi alcune domande: <span style="font-weight: bold;">1)</span> anzitutto, se ci sono degli omicidi chi sono gli assassini? In altre parole, adoperando un frasario più "politically correct", se si verificano morti sul lavoro bisognerebbe individuare le relative responsabilità, sia materiali che ideologiche;<br /><span style="font-weight: bold;"> 2)</span> inoltre, come è possibile conciliare la posizione del PRC (critica, benché solo a chiacchiere) rispetto alla legge 30, con altre posizioni più moderate quanto ferme e perentorie, presenti se non egemoni all'interno della coalizione di governo, secondo cui "la legge Biagi non si tocca", una posizione che si accomoda e soggiace perfettamente ai diktat imposti dalla Confindustria? </span>]]>
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<![CDATA[Newsweek]]></category>
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<title><![CDATA[La reale importanza del risultato calcistico]]></title><link>
http://www.focolaio.com/index.php/girotondo/16/La_reale_importanza_del_risultato_calcistico.html
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<![CDATA[<span style="FONT-STYLE: italic">"Non esiste un calcio migliore in teoria di un altro,il calcio migliore è quello che vince"</span>.La frase fu attribuita a Fabio Capello:vera o falsa che sia,contiene il concetto che fa da guida a tutti coloro che - sui giornali o al Bar dello Sport - analizzano,o pretendono di analizzare,un avvenimento calcistico (e in generale sportivo).Ci si basa su una presunzione:chi vince è sempre il più bravo. <br />Si tratta di un criterio di valutazione per lo meno discutibile e che suscita qualche interrogativo.Uno su tutti:è possibile presumere che una vittoria sia sempre determinata dalla bravura?Non possono intervenire altri fattori?Non può essere dovuta,in qualche maniera,al caso?Non ci sarebbe nulla di scandaloso,in fondo:ma basterebbe ammetterlo.Non può,poi,essere dovuta a qualcosa di più complesso?In fondo,siamo in Italia.In un Paese in cui una squadra ha vinto due campionati e se li è visti revocare per irregolarità.Senza farla troppo lunga,a me pare che un simile modo di vedere lo sport e il calcio dimentichi di fare alcune necessarie considerazioni: e siccome la cultura sportiva di un Paese - e i conseguenti risultati - dipendono proprio dai criteri di valutazione degli avvenimenti sportivi e della qualità degli atleti e delle forze in campo,direi che vale la pena di affrontare il dibattito. <br /><br /><span style="FONT-STYLE: italic">Prima considerazione.</span> Tanto per cominciare,occorre chiarire che delle due l'una.O davvero l'unica maniera per giudicare un avvenimento sportivo è il risultato,oppure occorre tenere conto di quello che succede prima che si formi il risultato.Se è vera la prima affermazione,ogni dibattito che riguardi lo sport e il calcio è inutile,e tutti coloro che vengono proclamati(o,più spesso,si proclamano)intenditori di calcio,non lo sono affatto,visto che a leggere un risultato sono buoni tutti.Se,viceversa,è vera la seconda affermazione,questo viene a significare che fino ad oggi il dibattito calcistico e sportivo,in Italia,è stato fatto su basi sbagliate,e non ha dunque credibilità. <br /><br /><span style="FONT-STYLE: italic">Seconda considerazione.</span> Purtroppo,in un Paese dove la panza prevale sul cervello,l'alternativa ad una tesi discutibile è generalmente altrettanto discutibile:nel calcio e nello sport non conta il risultato,quello che conta è lo spettacolo.In realtà si sa che chiunque prenda parte ad una competizione agonistica vuole vincere e che nessuno vuole il semplice spettacolo.Giusto?Sbagliato?Io ritengo che se vogliamo contestare efficacementela tesi per cui il risultato è l'unico metro di valutazione possibile,occorre mettere da parte ogni valutazione di tipo puramente etico(che non significa,come vedremo,mettere da parte le regole e lo spirito dello sport)e proporre,invece,queste due semplici eccezioni. <br />1)E'del tutto normale - giusto o sbagliato che sia - che un atleta,un allenatore,un dirigente,un tifoso vogliano vincere e che vincere,per loro,sia non la cosa più importante ma semplicemente l'unica.Quello che non è normale è che valga la stessa cosa per chi valuta - o pretende di valutare - lo sport dall'esterno.La vittoria è importante per una parte,e chi scende in campo è per forza di parte:la parte sua,della sua squadra,della sua nazione.Chi formula un'opinione,invece,non è di parte:e,se vuole essere credibile,non lo deve essere. <br />2)Chi scrive non ha mai praticato uno sport e non capisce granché.Ma da appassionato ha notato una cosa.Il bello dello sport è che nello spazio di una gara,di una partita,di una competizione,tutti possono avere ragione. Tutti possono vincere.Anche chi,teoricamente,aveva dei limiti.Possono sempre intervenire quei fattori che possono chiamarsi Palle,Culo o Incapacità(dell'avversario).Ma alla lunga,a gioco medio-lungo,emerge chi realmente ha lavorato in maniera tale da potere essere vincente.In sostanza,tutti possono vincere,ma solo chi lavora in un certo modo può confermarsi e,come si dice in gergo, "aprire un ciclo".(Ovviamente,come per tutti i fenomeni umani,sono ammesse le eccezioni.Ma vanno considerate come eccezioni).Cominciamo con l'affermare che chi si presenta in campo con una preparazione tecnica e atletica inferiore ad un minimo necessario,può - con ammirevole carattere e forza di volontà - vincere,ma non confermare la sua vittoria.Aggiungiamo che,negli sport di squadra,chi si affida esclusivamente alla qualità degli individui,senza però predisporre un'efficace organizzazione "tattica"in grado di prescindere dalle forze individuali,può - anche qui,con un presupposto minimo indispensabile che è l'unità del gruppo - vincere occasionalmente,ma non confermare la sua vittoria. <br />Concludiamo ricordando che chi non rispetta le regole può vincere una volta,ma non confermare la sua vittoria.Perché chi rispetta le regole ha generalmente maggiori capacità di chi non le rispetta;perché prima o poi chi è deputato a far rispettare le regole scopre la magagna;perché anche se questo non succede,prima o poi saranno gli avversari a farsi furbi,nel senso che non si faranno più fregare,ma anche nel senso che ti fregheranno loro a loro volta,in un Far West senza regole in cui è impossibile lavorare e dunque - rieccoci - avere la possibilità di aprire un ciclo. <br /><br />Sono perciò convinto che l'importante - per chi analizza dall'esterno il calcio e lo sport - non è vincere,ma piuttosto confermarsi ad alti livelli.Chi fa sport in Italia,questo lo sa:ci sono discipline in cui l'Italia è davvero leggendaria, ci sono stati anni in cui c'è stato solo l'azzurro.La pallavolo,la pallanuoto,il canottaggio.Forse proprio perché si tratta di sport meno seguiti e dunque meno esposti alle grinfie di una critica miope.Chi manca all'appello è il calcio.Se si farà come si dovrebbe fare nella politica e nell'economia,e si privilegerà il lungo termine al breve termine,l'Italia del calcio potrà entrare nella storia a pieno titolo,e non solo con qualche competizione occasionale come capita negli ultimi anni(l'unica vera,grande,leggendaria vittoria rimane il Mondiale del 1982).E forse,il Blatter di turno ci consegnerà la Coppa senza nascondersi.]]>
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<![CDATA[Girotondo]]></category>
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<title><![CDATA[Ma cos'è questa crisi]]></title><link>
http://www.focolaio.com/index.php/newsweek/33/Ma_cos%E8_questa_crisi.html
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<![CDATA[<p><span class="postbody">Quando leggerete quest'articolo,probabilmente si saranno già svolti i ballottaggi di alcune elezioni amministrative.E starete sentendo i commenti già uditi,quelli per cui tanta gente non va a votare perché c'è la "crisi della politica",tanta gente vota centro-destra perché c'è la "crisi della politica",insomma:il governo Prodi perde perché c'è la "crisi della politica".Ma qualcuno mi spiega in cosa consiste questa crisi?Teoricamente si parla di crisi della politica quando la classe politica è "distante" dalla gente comune.Benissimo.Ma in cosa la classe politica italiana è distante dalla gente?Il cittadino medio risponderà:nel percepire stipendi e privilegi troppo alti.Il problema dunque non è più la corruzione o il clientelismo(anche perché se il problema fosse questo,gli elettori che corrompono o concedono il loro voto in cambio di qualcosa sarebbero responsabili quanto i politici),cose che,a quanto pare,non esistono più.Il problema non sono tutti gli altri costi della politica,che invece esistono:</span><span class="postbody">gli enti inutili,come sono ad esempio le circoscrizioni e come non sono le province;le spese per le consulenze;le spese di rappresentanza.Ora,chi scrive non contesta il problema dell'esagerazione di quegli stipendi.Contesta,semmai,il ruolo di centralità nell'agenda politica che si attribuisce ad un problema molto secondario sul piano pratico e praticamente non sussistente ai fini del nostro discorso,cioè della ricerca delle cause della distanza fra eletti ed elettori.<br />Ammettiamo infatti che sia giustificato disertare le urne e processare la classe politica per protesta contro gli stipendi dei parlamentari. <br />(Lo ammettiamo e non lo concediamo.Primo,perché quelle cifre "scandalose",per quanto siano esagerate,a un qualsiasi terzino di serie C farebbero schifo - per non dire altro:non sono cioè così alte da giustificare tanta attenzione.Secondo,perché quegli stipendi sono,in astratto,proporzionati all'importanza e alla responsabilità del ruolo del politico:fra tutte le spese esagerate della politica,queste sono le più visibili e dunque le più criticate,ma anche le più giustificat e dunque le meno criticabili). <br />Torniamo alla domanda iniziale:i parlamentari sono lontani dalla gente in virtù dei loro stipendi?La risposta è:no. <br />Perché se la ragione della distanza è l'abitudine dei politici di chiedere troppi soldi allo Stato,non si capisce in cosa consista la distanza da un popolo che,quanto a chiedere soldi allo Stato,non è secondo a nessuno.(Tra l'altro,ci si è mai chiesto se qualcuno - parlo di comuni cittadini - sarebbe disposto a rifiutare quegli stipendi e quel trattamento economico,se gli venisse proposto?La risposta mi sembra scontata). <br />E perché se la ragione della distanza è la non comprensione delle esigenze della gente comune,da parte di chi si trova in una condizione economica così diversa,la tesi è vera fino a un certo punto.Chi conosce il mestiere della politica certe cose le sa a prescindere dalla condizione.Carlo Marx pasteggiava a <span style="FONT-STYLE: italic">foie gras</span>:ciò non gli ha impedito di studiare,con un certo successo,la condizione operaia. <br /><br />No,signori,credetemi.I politici si comportano né più né meno come i cittadini comuni,visto che comunque sono stati - prima di diventare politici - cittadini comuni.Dunque la distanza fra politici e cittadini,dal punto di vista della mentalità,non sussiste.E non sussiste nemmeno la crisi della politica.Volete la prova?Se ci fosse la crisi della politica,la gente - sentendosi distante dai politici - farebbe una bella cosa:non andrebbe più a votare.Non mi risulta sia il caso dell'Italia che è sempre e comunque il Paese occidentale con la più alta affluenza alle urne. <br />I risultati elettorali più recenti non ci parlano di una "crisi dei partiti".Ci parlano semmai di una crisi di alcuni partiti.Ci sono partiti che in crisi non sono per nulla.Come i partiti che formano la Casa della Libertà italiana.Primo fra tutti,Forza Italia.Il movimento di Silvio Berlusconi evidentemente non conosce crisi datosi che da quando è nato(1994)non è mai sceso sotto la soglia di consenso del 20-21%. <br />Dunque,siccome sono solo alcuni i partiti che risultano "distanti" dalla gente,tanto da non averne la fiducia,ne consegue che le ragioni della distanza non sono certo i costi della politica,che sono problemi comuni a tutti i partiti.Il problema riguarda alcuni partiti che - in Italia,ma anche in Occidente - si rifanno ad una certa idea della società e non vengono votati semplicemente perché quell'idea non trova il consenso della gente. <br />L'idea è quella riassunta dal vecchio principio illuminista:"la mia libertà finisce dove comincia quella degli altri".Questo è il problema.Una simile idea sarà sempre sopravanzata dall'idea per cui "la mia libertà non finisce mai".Che è l'idea dei partiti del centro-destra italiano. <br />Quest'idea non sarà sempre sconfitta,può risultare vincente.Ma per farlo,i partiti che la sostengono devono cercare di adattarla ad un elettorato che,a torto o a ragione,non l'accetta.Questo è possibile se anziché presentare quell'idea come una richiesta di sacrifici in cambio di una "causa giusta",verrà presentata come quello che è:un insieme di garanzie concesse dallo Stato,garanzie di cui ognuno potrà essere sicuro,in cambio di alcuni sacrifici:se ognuno rinuncia a qualche garanzia,tutti avranno una garanzia.Insomma,bisogna saper offrire qualcosa. <br />Non è solo una questione di comunicazione.E'anche e soprattutto una questione politica.Le culture politiche tradizionali - comunisti,social-democratici,cattolici,liberali - non si sono mai occupate di cercare il consenso della gente.Ne consegue che la democrazia ha bisogno di una cultura diversa.Più pragmatica,semplice e razionale.Questa cultura,purtroppo,andrà creata artificialmente - a questo serve il Partito Democratico - perché in Italia,nella società italiana,non esiste(a differenza che in Francia o in Spagna). <br />Questo dovranno fare i partiti di governo.La distanza fra loro e l'elettorato dipende dal mancato adattamento della loro idea di Stato alle richieste - non sempre legittime - dell'elettorato.Il resto sono pretesti.Se i partiti al Governo faranno la cosa più facile - cioè cercare di eliminare quei pretesti - e non la cosa più difficile,cioè un rinnovamento politico(non solo e non necessariamente anagrafico) dei partiti che lo compongono,si allontanerà,e di molto,dalla soluzione.</span><span class="postbody">Per cui se invece di fare un Partito Democratico come si deve i suoi uomini pensassero(non penso che non lo faranno)di risolvere la situazione riducendosi lo stipendio,non farebbero certo la cosa giusta per incrementare il loro consenso:la gente avrebbe sempre qualcosa da ridire,secondo la favola del lupo e dell'agnello,come sempre quando si accampano pretesti("si sono diminuiti lo stipendio?Grazie,con quello che prendono ci riuscirebbero tutti!").E,in più,ci rimetterebbero di tasca loro.Il danno(nostro)e la beffa(loro).<br /></span></p>]]>
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<![CDATA[Newsweek]]></category>
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<title><![CDATA[Baby Pillole]]></title><link>
http://www.focolaio.com/index.php/riflex/30/Baby_Pillole.html
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<![CDATA[<span class="postbody"><span style="font-style: italic;"> Occuparsi delle problematiche che ogni giorno assorbiscono la vita delle persone è giusto ed è un dovere.</span> <br /><span style="font-weight: bold;">Difendere e tutelare un bambino è un insindacabile comportamento, che ognuno di noi deve spingere fuori.</span> Un cammino che tutti abbiamo attraversato e sappiamo bene quanto sia ricco e movimentato, quanto le caratteristiche della sveltezza, della rapidità, dell&rsquo;apprendimento e del gioco facciano naturalmente parte di esso. Chiaramente, siamo spesso di fronte a vissuti non sempre uguali, che provocano non un poco peso nella crescita, dove si nasconde la richiesta di aiuto o semplicemente di un dialogo che quotidianamente viene soppiantato dai <span style="font-weight: bold; text-decoration: underline;">farmaci killer. </span><br /><span style="font-style: italic;">Intenso coinvolgimento del bambino nella propria crescita, l&rsquo;attivismo assiduo nella scoperta del mondo viene frenato amaramente da piccole pillole.</span> Non pochi studi come quello condotto negli Stati Uniti hanno evidenziato come anche nell&rsquo;occidente, <span style="font-weight: bold; text-decoration: underline;">oltre undici milioni di bambini assumono anfetamine e psicofarmaci sotto prescrizione medica.</span> <span style="font-style: italic; text-decoration: underline;">Sempre più numerosi test vengono condotti nelle scuole, con lo scopo di identificare quei comportamenti ritenuti rischiosi e dannosi alla salute fisica: disattenzione, iperattività, aggressività. </span>Una malattia. <br />Iperattività che ha assunto il nome di sindrome <span style="font-weight: bold;">&ldquo;ADHD&rdquo;</span> ed è la più curata attraverso gli psicofarmaci. <br />Linee che non vengono più prese in considerazione dall&rsquo;aspetto comportamentale ma puramente biologico, <span style="font-weight: bold;">si accantona ogni volta di più la possibilità di un dialogo, di un&rsquo;educazione o comunque della presa in considerazione di un&rsquo;incisione pedagogica piuttosto che clinica. </span><br /> Trattare un bimbo quasi fosse all&rsquo;ultimo stadio della pazzia, quasi l&rsquo;intelletto abbia toccato strani fondi. Interpretare e frenare la voglia di crescita in modi alquanto assurdi, ma sappiamo bene che la realtà supera di gran lunga l&rsquo;immaginazione. Non poche sono state le persone che hanno dato vita a campagne o comunque sia a forti critiche verso tali pratiche che rendono il bambino fisso in una scheda, in una barra tracciata dal nome di un farmaco, lo rendono etichetta sin dal primo anno di vita. Questo come ogni altro inganno è degno di attenzione, di studio e soprattutto di osservazione da parte di chi per professione si avvicina di più a questo piccolo ma grande mondo, è un futuro che deve rasserenarsi per i nostri nipoti, per i nostri figli. A volte è necessario anche difendersi da chi vuole proteggerci. <br /><span style="font-weight: bold;">Dove sono i mass media in questo? Eppure adesso, un bambino è come un sorriso che si consuma in una pillola, forse nella porta accanto&hellip;.. </span><br /><span style="font-style: italic; font-weight: bold;"> Non restiamo a guardare è necessario intervenire, un bambino ha diritto all&rsquo;irrefrenabile voglia di vivere. </span><br />  </span>]]>
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<![CDATA[Riflex]]></category>
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<title><![CDATA[Una nuova co-produzione dal basso . Diventa produttore !]]></title><link>
http://www.focolaio.com/index.php/girotondo/15/Una_nuova_co-produzione_dal_basso__Diventa_produttore_.html
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<![CDATA[<span class="postbody"><span style="font-weight: bold;">Malastrada.film in collaborazione con il Centro Ghélawé ed il supporto di Produzioni Dal Basso, Arcoiris.tv, Arci, Noeltan Film, Potenza Film Festival, Rete dei Comuni Solidali, Terrelibere.org, Videoinflussi, Girodivite.it, Siciliantagonista,NDA, Focolaio.it e Radio Base lancia una nuova produzione dal basso. </span><br />  <br /><span style="font-style: italic;">Dopo l'importante risultato del film prodotto da 641 coproduttori, &ldquo;13 Variazioni su un tema Barocco, Ballata ai Petrolieri in Val di Noto&rdquo; hanno deciso di riproporre un nuovo progetto filmico, non un documentario ma un film di viaggio: Même Père Même Mère. </span><br /><span style="font-style: italic;">Questa volta vogliono andare in Africa, in Burkina Faso uno dei quattro paesi più poveri al mondo, il tutto nel ventesimo anniversario dall'omicidio del rivoluzionario Thomas Sankara che in pochi anni di governo riuscì a dare una scossa ad uno stato ed un popolo vittima per più di 50 anni del colonialismo francese. </span><br />Il loro punto di partenza sarà il Centro Ghèlawè, piccolo centro italo-burkinabè fuori dalla logica dei finanziamenti internazionali, il cui progetto è di promuovere delle forme di sviluppo attraverso le risorse del luogo e con la gente del luogo. <br />Partiranno da questo microcosmo e si allargheranno al paese cercando i simboli di un popolo, i luoghi e i tempi delle sue storie, le soffocanti pratiche economiche e quelle possibili, le attuali forme d&rsquo;arte, la vita e i tentativi di costruzione ai bordi del deserto. <br /> Il tutto attraverso il loro immaginario, la loro sensibilità. <br /> Un film collettivo a basso budget girato in dv e in 16mm da quattro autori: <span style="font-weight: bold; text-decoration: underline;">Christian Consoli, Alessandro Gagliardo, Julie Ramaioli e Giuseppe Spina. </span><br />  <br /><span style="font-weight: bold; font-style: italic;">Per rendere possibile la realizzazione del film occorreranno 760 co-produttori che decideranno di finanziare il film pre-acquistando una copia del DVD a 10 &euro; PRENOTA LA TUA COPIA :<br /><br />www.malastradafilm.com</span> </span>]]>
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<![CDATA[Girotondo]]></category>
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<title><![CDATA[Riffa__Libero Velo]]></title><link>
http://www.focolaio.com/index.php/girotondo/14/Riffa__Libero_Velo.html
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<![CDATA[<span class="postbody">Sensazione particolare quando inserisco il cd nello stereo. <br /> Schiaccio play ed osservo il numero comparire... <br /> Uno. <br /> Prendo la custodia in mano. <br /> Un bel verde accesso. <br /> Bei colori che sorridono agli occhi. <br /> Sfoglio i testi. <br /> Uno. <br /><span style="font-weight: bold;"> "Soffitta"</span> <br /><span style="font-style: italic;"> Ascolto, rilassandomi, una voce che mi appare famigliare... come se l'avessi sempre sentita. </span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;"> Seguo con gli occhi le parole su sfondo arancione... e due secondi dopo sono lì a canticchiarle. </span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;"> Pausa. </span><br /> Tocca alla seconda. <br /><span style="font-weight: bold;"> "Purga"...</span>  <br /> E poi è il momento della terza... <br /> Questa mi è ormai ben nota. <br /> Entravo ed uscivo dal "myspace" di Libera per ascoltare riascoltare questa traccia,<span style="font-weight: bold;"> "Skifato".</span> <br /><span style="font-weight: bold; font-style: italic;"> Una voce calda che richiama incredibilmente quella della sua concittadina, Meg. </span><br /> Ascolto e riascolto questa traccia prima di decidermi a passare alla successiva. <br /><span style="font-weight: bold;"> "Momenti Rilassanti" </span><br /> Inizia e... oh, Libera non è sola. <br /> E la voce che l'accompagna è molto, molto nota. E' quella di <span style="text-decoration: underline; font-weight: bold;">Francesco Di Bella</span> - autore del testo - la presenza del quale rimarca la crescita artistica di Libera - appunto con i 24 Grana. <br />Canticchio su note allegre, seguendo parole accostate in maniera particolare... mi piace... la assaporo tutta, leggo le parole, le faccio mie. <br /> Mi gusto "Sottile Piacere" e le sue "sottili" parole che scivolano nelle vene come la strofa: <br />  <br /> "<span style="font-style: italic; font-weight: bold;">Ed è solo amando che tramandi la vittoria </span><br style="font-style: italic; font-weight: bold;" /><span style="font-style: italic; font-weight: bold;"> ché la gloria è un'altra cosa </span><br style="font-style: italic; font-weight: bold;" /><span style="font-style: italic; font-weight: bold;"> da cercare in chi ha maledetto il senso dentro al tempo" </span><br />  <br /> Le altre canzoni scivolano tranquille e ti portano in un mondo fatto di colori ed <span style="font-weight: bold;">emozioni. </span><br /><span style="font-style: italic;"> Dipinge la sua Napoli con la canzone "Mura Antiche" ed i colori del Messico con un canto tradizionale "La llorona". </span><br />  <br />La traccia numero 11, <span style="font-weight: bold;">"Mamma Felicia"</span> - scritta da Schimmenti - è dedicata a quella che è e sarà sempre una "madre coraggio", cioè la mamma di <span style="font-weight: bold;">Peppino Impastato;</span> <br />  <br /> "<span style="font-style: italic; text-decoration: underline;">Tu mamma Felicia </span><br style="font-style: italic; text-decoration: underline;" /><span style="font-style: italic; text-decoration: underline;"> tu ci hai detto che contro la mafia bisogna fare di più </span><br style="font-style: italic; text-decoration: underline;" /><span style="font-style: italic; text-decoration: underline;"> Tu mamma Felicia </span><br style="font-style: italic; text-decoration: underline;" /><span style="font-style: italic; text-decoration: underline;"> quante volte hai detto una cosa già detta: </span><br style="font-style: italic; text-decoration: underline;" /><span style="font-style: italic; text-decoration: underline;"> 'Per mio figlio io voglio giustizia non voglio vendetta'" </span><br style="font-style: italic; text-decoration: underline;" />  <br />Il cd si chiude con una canzone che fin dal titolo è tutto un programma: <span style="font-weight: bold;">"Vaginal Trips"</span>... su questa non fatemi dir nulla... è da ascoltare e cantare a squarciagola: <br />  <br /><span style="font-weight: bold;"> "Mary save the blood in vein! Mary save the mountains! </span><br style="font-weight: bold;" /><span style="font-weight: bold;"> Mary save the ospitality and save the vaginal trips!" </span><br />  <br />Va ricordato che il cd è prodotto dall'etichetta "Octopus Records", label indipendente di Fontanella e Minale - chitarrista e batterista dei 24 Grana. <br />  <br /> Non c'è che dire! Un bel cd che fa ben sperare... <br /><span style="font-weight: bold; text-decoration: underline;"> Brava Libera! Una bella voce da ascoltare in loop!! </span><br />  </span>]]>
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<![CDATA[Girotondo]]></category>
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<title><![CDATA[C'était important]]></title><link>
http://www.focolaio.com/index.php/newsweek/32/C%E9tait_important.html
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<![CDATA[<p><span class="postbody"><span class="postbody">Era importante sì,una vittoria di Ségolène.Era importante più di quella di Prodi nel 2006,più di quella di Mandela nel '94,più di quella di chiunque altro.E non tanto perché dovesse perdere Sarkozy,che non sarà magari Monsieur Simpatia ma ha fatto - e con intelligenza - il suo dovere,cioè guidare la destra; non tanto perché dovesse perdere quest'uomo che ha ben altra levatura politica rispetto a Le Pen(ma se è per questo,anche rispetto all'intera destra italiana),eppure è riuscito a mangiarsi metà dei voti del vecchio chiattone nero.Semmai sarei stato più soddisfatto nel vederla mentre vinceva completamente su quegli altri,quelli che affollano la classe dirigente Partito Socialista in Francia,quelli che Ségolène non la volevano.Gente che a confronto Fassino pare un politico moderno,Rosy Bindi una rivoluzionaria e Prodi un giovinastro con l'IPod. <br />Era importante che vincesse Ségolène non tanto nei confronti della destra, quanto della sinistra.Lei avrebbe dovuto mandare definitivamente in pensione le vecchie formule.Prima fra tutte,la socialdemocrazia che proprio in Francia - e in Germania - aveva maggiore tradizione e che proprio in Francia - e in Germania - si vedeva sempre più inguaiata,scavalcata nel consenso popolare non solo dalla destra conservatrice ma anche dai cavalieri duri e puri dell'estrema sinistra,oltre che dai vecchi e nuovi fascisti che non mancano mai. <br />Era importante che vincesse la sua sinistra. <br />Che ci fosse qualcuno in grado di dire che sì,forse per governare un Paese bisogna tenere seriamente a bada chi se ne infischia del bene comune,che forse la "sicurezza" non è appannaggio della destra e che forse la sinistra se ne può e deve occupare,visto che è nell' interesse del cittadino farlo,anche se forse a dirlo si rischia il linciaggio dei puristi più a sinistra degli altri.E forse anche che la sinistra può e deve fare tutto questo meglio della destra e con maggiore intelligenza,senza sparare nel mucchio,senza che a pagare sia solo lo stronzo povero e mai lo stronzo ricco. <br />Che la sinistra sarà quella che dice dove comincia la libertà degli altri e dove finisce la tua.Ma è e deve essere anche quella che dice dove finiscono le regole e cominciano le tue,di libertà,cioè quello che la socialdemocrazia non è capace di dire.Questa sinistra,la sinistra di Ségolène,non è nulla di strabiliante,è semplice,tanto semplice che nessuno prima di lei - a parte Zapatero - l'aveva ancora tradotta in una linea politica,in un programma elettorale,in una seria proposta di governo. <br />Ségolène lo poteva dimostrare,che la sinistra può risolvere il classico dilemma fra prendere i dovuti provvedimenti,anche se impopolari,per difendere il bene comune e cercare di mantenere il consenso della gente a tutti i costi,facendo semplicemente entrambe le cose,il bastone e la carota,dove il bastone è davvero un bastone ed è la forza dello Stato(che non significa solo polizia),dove la carota è davvero la carota e significa dare alla gente il potere e l'importanza che merita,non un centimetro in più,ma neanche uno in meno.Sarà che è una donna,sarà che è una mamma,sarà che semplicemente è una donna intelligente,ma il suo programma lo diceva bello chiaro:<span style="FONT-STYLE: italic">mazze e panelle fanno i figli belli</span>.Che sì,Ségolène sarà anche quella che vuole mandare la teppa delle periferie a farsi rieducare dai militari,quella che ha rincorso Sarkozy sul tema della repressione del crimine,quella che sicuramente ha una visione dello Stato assai più forte di quella della sinistra classica dell'Occidente,ma intanto è anche quella che si è continuamente sbattuta in mezzo ai suoi elettori,quella che ha fatto sentire davvero qualcuno i cittadini,quella che ha applicato davvero alla lettera il suo motto (<span style="FONT-STYLE: italic">la France présidente</span>).E non venitemi a contare che in campagna elettorale sono capaci tutti a cercare la gente,perché non credo che si dirà mai di Prodi(figuriamoci degli altri grandi capi europei,che nemmeno sono stati scelti attraverso le primarie)quello che si è detto sulla condotta di Ségolène in campagna elettorale.E non venitemi a ricordare che Sarkozy ha fatto la stessa cosa,perché è facile stare vicino ai cittadini quando sai che la loro maggioranza è con te,che catturarne il consenso non ti richiederà grossi sforzi. <br />La sua sinistra era coraggiosa,più delle altre sinistre europee,e nonostante questo - o forse proprio per questo - era concreta e immediata.A qualcuno non piace e per questo c'è già qualcuno che mette sulle sue spalle il peso della vittoria di Sarkozy,come se non fosse stato Sarkozy a vincere con merito ma Ségolène a perdere con ignominia,come se Ségolène non giocasse in trasferta in un Paese sempre più conservatore(il che è tanto più pesante quando sei donna).Quando invece bisognerebbe sostenerla adesso che arrivano le politiche,perché ce la può fare,perché se mai si dovesse rendere necessario accaparrarsi l'alleanza di Bayrou e i suoi moderati lei ce la farebbe meglio di qualsiasi gollista,sarebbe più determinata eppure più rassicurante. <br />Io non so se sono stato chiaro,la verità è che questa volta ho scritto più con le palle che con la testa.Si dice che Giscard d'Estaing,nel 1974,vinse le elezioni anche grazie a una frase che rivolse a Mitterrand durante il dibattito pre-elettorale:<span style="FONT-STYLE: italic">"vous n'avez pas le monopole du coeur"</span>,voi non tenete il monopolio del cuore.Evidentemente Ségo ce l'ha,quel monopolio lì, purtroppo non del cuore della Francia,ma almeno del mio e di tutti quanti credono nella gente che vale e nella politica che porta a qualcosa.E nell'illimitato potere della donna.</span></span></p>]]>
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<![CDATA[Newsweek]]></category>
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<title><![CDATA[Chi ha paura del Partito Democratico]]></title><link>
http://www.focolaio.com/index.php/newsweek/31/Chi_ha_paura_del_Partito_Democratico.html
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<![CDATA[<p><span class="postbody">Ds e Margherita sono prossime allo scioglimento,nasce il Partito Democratico,Peppone e Don Camillo si ribaltano nelle rispettive tombe...Sarebbe utile lasciare la retorica e cominciare il nostro discorso dicendo la verità.Tutte le grandi tradizioni politiche hanno fallito,in Italia e in tutto il mondo democratico.Le etichette di "sinistra" o "centro" o "destra" sono ormai inutili per governare bene un Paese.Ma guardate gli altri Paesi:tutti i partiti tradizionali sono in crisi.Se anche il Partito socialdemocratico svedese arranca,significa che qualcosa non quadra.Chi va avanti è Zapatero a Madrid.Ma Zapatero,che sulla carta è un "socialista",in realtà è il risultato di una contaminazione:l'attenzione ai diritti civili dei radicali;l'attenzione all'iniziativa privata dei liberali;il coraggio e il senso dello Stato dei comunisti. <br />Per governare il Paese è necessario qualcosa di nuovo.Il Partito Democratico lo sarà,per forza.Anche se non subito,visto che chi lo guiderà saranno o i soliti noti(Fassino,D'Alema e Prodi)o al più gente che ragiona come loro(Letta,Veltroni,Cofferati).Questo è un problema e sta qui il nodo dell'obiezione più sensata al PD,quella della mozione di Angius:un Partito che si presenta senza mettere giù un programma preciso e senza cercare il contatto con la gente,restando così ostaggio di quelle tradizioni politiche fallimentari che il Partito Democratico dovrebbe servire a mandare in pensione.Vero. <br />Ma per il momento,il PD avrà raggiunto due obiettivi importanti. <br /></span></p>
<ul>La riunione di moltissime fra le migliori teste del panorama politico italiano(eh sì,signori, anche la Margherita ne ha,e tante).</ul>
    <p><br /></p>
    <ul>La loro riunione a prescindere dalla loro storia personale.Segno che,quantomeno,l'intenzione di rinunciare alle vecchie tradizioni c'è.Un passo avanti magari misero,ma comunque un passo avanti.</ul>
        <p><br />La dimostrazione che il PD possa rappresentare una novità sta proprio in una delle ragioni dello scetticismo sul suo conto:la sua collocazione europea.Si va coi socialisti o coi popolari?La risposta più corretta dovrebbe essere:con nessuno dei due.Le vecchie famiglie politiche non contano più,occorre inventarsi formule nuove,diverse.Il primo,grande impegno dei dirigenti del PD dovrà proprio essere quello di lancire un grande discorso di rinnovamento in sede europea. <br /><br />Se il PD,in sostanza,può essere oggetto di un ragionevole dubbio,è proprio sul fatto che esso possa effettivamente costituire qualcosa di nuovo(qui si sostiene di sì,ad ogni modo).Ma come abbiamo già detto,proprio l'obiettivo di fondo del PD è la grande paura della cosiddetta "base",è il fatto che possa nascere un soggetto politico diverso da quelli con cui abbiamo avuto o abbiamo a che fare,finendo per cancellare tutti gli altri. Affrontiamo il discorso.Sarebbe cosa buona e giusta affrontarlo tenendo conto delle conseguenze pratiche,per il cittadino,della scomparsa o della prevalenza o della nascita dell'una o dell'altra cultura politica.In sostanza:se non esistono più i comunisti,o se non c'è una vera sinistra,o se vince il centro,al salumiere o alla casalinga che cosa cambia?E tanto per accontentare i ragionieri:cosa cambia dal punto di vista elettorale? <br /><br />Tanto per cominciare,quale sarebbe la sinistra che si vorrebbe "tutelare"?Qual è l'idea di "sinistra"alternativa al PD che ha in mente Fabio Mussi?Se il suo obiettivo è quello di formare un polo di sinistra più attento alle esigenze della società civile e dei movimenti,è il perfetto contrappeso al PD:meno portato alla mediazione,ma più attento alle esigenze della gente.Se il suo obiettivo è,come dice,una forza social-democratica classica(che si riconosce nel Partito Socialista Europeo),non servirà a molto.Quella tradizione è troppo elastica,e dunque inconcludente,per ottenere ciò che serve ai cittadini.Se il suo obiettivo sarà,come sarà in effetti,una forza genericamente"più a sinistra del PD",volta più alla lotta che al governo,non servirà a niente.Alla gente non interessa se un partito è "più a sinistra":alla gente interessa che un partito sappia lavorare bene e fare i suoi interessi.Un partito che non media non fa l'interesse della gente. <br /><br />Detto della sinistra,ora tocca al centro.La questione cattolica richiede un discorso un po'più complesso.La Margherita erede della sinistra DC è vista come un pericolo concreto perché:la cultura cattolica è perdente e negativa dal punto di vista dei diritti civili e dei diritti sociali;tutto questo non sarebbe un problema visto che teoricamente il PD non sarebbe un partito cattolico,ma lo sarà perché i cattolici sono più furbi ed esperti e nel PD prevarrà il loro punto di vista,con la conseguenza che il PD si trasformerà in un partito di centro.Andiamo con ordine. <br />Si crede a sinistra che la presenza di una componente moderata nel PD possa trasformarlo in un partito inattivo sul fronte dei diritti civili(assai lontano,dunque,da Zapatero)e in un partito molto liberista su quello dei diritti sociali(assai vicino,dunque,a Blair),dunque dannoso per i cittadini,specialmente per i cittadini più deboli e per i lavoratori.Ma come si fa a credere una cosa del genere su un partito figlio dei DS(il partito finanziato dalle cooperative)e della Margherita(partito storicamente assistenziale)? <br />Semmai,il PD potrebbe - questo è l'unico,grande e importante pericolo - risentire della presenza cattolico-moderata al momento di agire a difesa dei diritti civili.Attenzione,però.La Margherita avrà anche l'esclusiva del cilicio,ma non quella del moralismo.La verità è che i vecchi comunisti sono moralisti almeno quanto i democristiani:fra le autrici della legge sui DICO,cioè la Bindi e la Pollastrini,vi confesso che la Bindi sembrava diessina e la Pollastrini cattolica.Di conseguenza,i DS avranno la stessa volontà politica,in tema di diritti civili,della Margherita,se non di meno.Da questo punto di vista,e solo da questo punto di vista,la sinistra più radicale appare più avanti,in teoria.In pratica,la volontà politica non basta se non si ha la capacità di tradurla in provvedimenti,che significa scendere ad ampi compromessi.Gli unici in grado di farlo sarebbero i Radicali,che,guarda caso,buona parte della sinistra guarda assai storto.</p>
        <p><br /></p>
        <ul>Proviamo,però,ad accontentare chi non vuole fare un partito con la Margherita e vuole giustificare la sua scelta con la testa,e non con la pancia.Ipotizziamo che ci sia troppa differenza fra DS e Margherita e,dunque,che la creazione del PD sia impossibile.Che prevalga il punto di vista di quei diessini che non vogliono confrontarsi con le posizioni della Margherita.Che rimanga tutto come adesso.Cosa succederebbe,che la sinistra e il centro si separerebbero?No.Ci sarà sempre la necessità di un'alleanza.E allora,con le posizioni della Margherita si dovrà comunque fare i conti.Con una differenza.Che nella coalizione,è possibile che esistano linee diverse.In un partito,la linea che prevale è una sola.Dunque,se si ritiene che le posizioni dei DS siano migliori di quelle della Margherita,si potrà fare in modo,volendo,che la posizione dei DS sia vincolante ANCHE per la Margherita.Certo,c'è anche il rischio contrario.Ma in politica ci vuole un minimo di coraggio.</ul>
            <p><br /></p>
            <ul>Ad ogni modo,sarebbe opportuno - a questo punto - sottolineare una cosa.Chi ha detto che gli ex-democristiani faranno prevalere le loro ragioni?Chi ha detto che la componente di sinistra se ne starà zitta?Ma cosa credete,che gli ex-comunisti siano mammolette oneste e zitte,schiacciate dall'ombra del cattivo col cilicio?Credete davvero che la Binetti abbia la certezza di prevalere su un uomo politico dell'esperienza di Fabio Mussi? <br />Non c'è ragione di pensare che il PD sarà un partito di centro.Sul subito forse non sarà una grandissima novità,ma sarà comunque una cosa diversa:né di "centro"né di "sinistra".Il partito cattolico non esisterà più,così come non esisterà più quello comunista.E verrà in parte eliminata una delle più pericolose anomalie della storia italiana:la presenza di un soggetto politico che,potendosi alleare sia con l'uno che con l'altro schieramento,destabilizza regolarmente i governi in carica.Una volta quel soggetto era il PSI.Oggi,il Grande Centro.Una parte del quale si schiererà,(anzi:si sta schierando),una volta per tutte.Una cosa è sicura.Se quelli che fanno parte della "sinistra"dei DS sbatteranno la porta sdegnati per "non sporcarsi le mani",è chiaro che finirà per prevalere la parte moderata e che la "contaminazione"non avrà luogo.Fosse solo per una ragione numerica.Così sì che il PD diventerà un inutile partito di centro.Inutile quanto i partiti che si verranno a formare "a sinistra del PD".Ne consegue che Mussi e i suoi sbagliano due volte:lasciando l'unico partito che può fare qualcosa - andando a creare soggetti che faranno poca strada - e facendo sì che neanche il PD,a sua volta,possa fare qualcosa.Lo tengano a mente.E non invochino alibi se le cose andranno male.</ul>]]>
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<![CDATA[Newsweek]]></category>
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<title><![CDATA[Recitazione isterica con sottofondo musicale....]]></title><link>
http://www.focolaio.com/index.php/girotondo/13/Recitazione_isterica_con_sottofondo_musicale.html
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<![CDATA[<span class="postbody"><span style="font-weight: bold;">START, FF, PLAY</span>  e balza su, s&rsquo;alza la voce e misura la febbre delle note.  <br /> A volo, avanti e poi dietro e spingono violente,quasi chiudono capitoli che hanno perso il loro senso. <br /> Scorre quella voce, <span style="font-style: italic;">no un&rsquo;altro<span style="font-weight: bold;"> MONDO MARCIO</span> quasi a non crederci,</span> un sorriso strano e ho l&rsquo;orecchio malfidato, aguzza più intensamente. <br /> Materia speciale.  <br /><span style="font-style: italic;"> La qualità gira ancora bene, me la regalavi come una kikka che sale in verticale. Piacere! </span><br /> Primi amori si conservano come i crampi, senza rime baciate. Sottofondi di elfi e crepuscoli, di poesia che s&rsquo;aggancia sulle spalle amplesse del <span style="font-weight: bold;">rap. </span><br /> Fascia, lava via l&rsquo;onda <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">&ldquo;POETI ONIRICI&rdquo;,</span> che presto furono già finiti. Nuovamente <span style="font-weight: bold;">START. VIA!  </span><br /> Successo porta con sé l&rsquo;insuccesso. Anni fa, ma il tempo fa così male?  <br /><span style="font-style: italic;"> Rulla tutto avanti, accerchiati da nomi e ricerche pensanti, a pezzi che strizzano gli occhi dei bastardi. <br />Sono solo nuvole pesanti. </span><br /> Al caldo che scioglieva la rabbia in <span style="font-weight: bold;">SANGUE MISTO</span>, che reggeva <span style="font-style: italic; font-weight: bold;">pensieri incollati ai muri consumati dai fumi.</span>  <br /> Batte <span style="font-weight: bold;">FRANKIE </span>e incide sull&rsquo;angolo del cuore. <br /> Gira tutto ancora, quasi come la meraviglia di allora, e insceno dialoghi per tornare a parlare<span style="font-weight: bold;">&hellip;&hellip;  </span><br />Agli <span style="font-weight: bold;">APE</span> che oggi m&rsquo;hanno svegliato quando già ieri mattina gli <span style="font-weight: bold;">Assalti</span> balzavano in cima <span style="font-style: italic; text-decoration: underline; font-weight: bold;">&ldquo;quanto si ama e quanto si muore ,nella città che cambia di colore,chi muore lentamente, chi violentemente ,chi senza saperlo dentro la sua mente ,noi ti dobbiamo dei ringraziamenti collettivi ,per come eri e insieme a noi ancora vivi ora che brilli come una stella ,anche se siamo della terra e torniamo alla terra&rdquo; </span><br />Finestre slittano ancora su quei pensieri. Per davvero la voce urta contro un verso e lo disconosce, e ne parla con sé, lo sbatte e lo reprime. <br /> Meglio evitare, buttarne, due, tre, quattro misere rime. Riflessi si specchiano, il sole rapisce cd pieni.  <br /> Altro mondo  costruiva il suo spazio. <span style="font-style: italic;">Esco , infondo qui dentro qualcosa ora manca. </span><br />Al via, ennesima pompa di suoni e spaccano le casse rimbalzando il corpo sotto impulsi nuovi. Voce che discende <span style="font-style: italic;">&ldquo;non sono né meglio, né peggio di adesso, sono solo una storia di un tempo diverso e cresco perverso e cerco tutto più intenso&rdquo; .</span> Fisso il vuoto nel mezzo. Assalto che non trova il senso. <br /><span style="font-weight: bold; font-style: italic;">Tutto mi parla peggio di allora in queste note che pungono ora. Sono riassunti di piccole perline, così tutto gira all&rsquo;infinito&hellip;&hellip;&hellip;. </span><br /><span style="font-style: italic;"> Saranno mille strofe e ritornelli, saranno gioie e cantilene&hellip;&hellip; </span><br /><span style="text-decoration: underline; font-weight: bold;"> Mi parleranno di te per sempre. </span><br />  </span>]]>
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<![CDATA[Girotondo]]></category>
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<title><![CDATA[Monologo per un delitto]]></title><link>
http://www.focolaio.com/index.php/girotondo/12/Monologo_per_un_delitto.html
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<![CDATA[<span class="postbody"><span style="font-style: italic;">L&rsquo;altra sera ho finito quelle sessantanove pagine con dentro una terribile tristezza. </span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;"> Con tanti pensieri e tante riflessioni. </span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;"> La bocca asciutta di chi non ha parole. </span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;"> Le ho riprese e mezz&rsquo;ora dopo ero di nuovo lì, nelle condizioni già descritte. </span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;"> Ed ho riletto alcuni passi sparsi. </span><br style="font-style: italic;" />  <br /> Le sessantanove pagine di cui parlo sono le pagine del libro <span style="font-weight: bold;">&ldquo;Niente, più niente al mondo&rdquo;</span> di Massimo Carlotto. <br /> Un <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">&ldquo;monologo per un delitto&rdquo;. </span><br /> Un monologo della disperazione. <br /> Il monologo di una donna che non ha più niente. <br /> E che <span style="font-weight: bold;">&ldquo;niente, più niente al mondo&rdquo;</span> le permetterà di realizzare la vita che avrebbe sognato. <br />  <br /><span style="font-weight: bold;"> Una vita passata a cercare le offerte più convenienti nei discount di una periferia grigia e quasi disumana. </span><br style="font-weight: bold;" /><span style="font-weight: bold;"> La periferia dei quartieri operai di Torino. </span><br style="font-weight: bold;" /><span style="font-weight: bold;"> Ed il dramma di vivere pensando al cedimento. </span><br /> Al cedimento del corpo non più giovane. <br /> Al cedimento dello status lavorativo. <br /> Al cedimento delle speranze. <br /> Allo sconforto. <br /> Vivere pensando a quando non ci si potrà più mantenere. <br /> Vivere pensando a quando la vecchiaia arriverà inesorabile. <br /> Vivere pensando ad una figlia che è tutto tranne ciò che si sperava che fosse. <br />  <br /> La vita di una donna. <br /> Una vita pericolosamente in bilico. <br /> In bilico tra le ore da fare a casa della signora Baudengo e dalla signora Masoero. <br /> E notare ciò che non si è. <br /><span style="font-weight: bold; text-decoration: underline;"> Perché si arriva ad un momento in cui ci si ritrova a vivere una non-vita. </span><br /> Una vita vuota.  <br /> Una vita grigia. <br /> E ci si ritrova davanti ad una donna. <br /> Ormai sola. <br /> Con una famiglia che non ha obiettivi. <br /> Con una figlia ventenne che ha tradito le sue aspettative. <br /><span style="font-style: italic;"> Una bella &ldquo;bambina&rdquo; che non ne vuole sapere di diventare come la tanto ammirata Alessandra della televisione. </span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;"> Eppure basterebbe così poco! Piegarsi a far la &ldquo;cretina&rdquo; in tv. </span><br /> E invece?! Invece tutto il giorno sullo scooter per far le consegne. <br /> Con jeans e maglioni sformati. &ldquo;Una delusione la bambina&rdquo;. <br />  <br /> E l&rsquo;eterno conflitto con gli ideali insensati di una madre che affoga le giornata nel vermouth, davanti ad una tv eterna fonte di modelli distorti. <br /> Ed il conflitto che prende il sopravvento nella vita quotidiana. <br />La figlia che riempie la casa di ciapapóer, di inutilità, quelle inutilità delle &ldquo;collezioni in edicola&rdquo; per il solo gusto di entrare in contrasto con la madre. <br /> Ed un padre incapace di imporsi. <br />  <br /><span style="font-weight: bold; font-style: italic;"> La difficoltà di accettare gli extracomunitari. </span><br style="font-weight: bold; font-style: italic;" /><span style="font-weight: bold; font-style: italic;"> Perché lei &ldquo;sta con l&rsquo;Umberto&rdquo;. </span><br style="font-weight: bold; font-style: italic;" /><span style="font-weight: bold; font-style: italic;"> E loro rubano il lavoro. </span><br /> Le loro donne vanno a servizio per 2.50&euro; all&rsquo;ora&hellip; <br />E così poco ci vuole a telefonare alla polizia per denunciare Abdel, quel tunisino che ronza intorno alla sua bella bambina. Perché un nipotino color caffellatte proprio non va, proprio non va bene. <br />  <br /><span style="font-style: italic;"> E le parole irose vengono raccolte meticolosamente in un piccolo diario da quella bambina non più bambina. </span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;"> E le feroci critiche al tentativo della madre di avere una famiglia come l&rsquo;ha sempre desiderata. </span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;"> E le passeggiate in centro fingendo di essere quello che non si è. </span><br />  <br /> Ed i conflitti, si sa, quando raggiungono il culmine non si spengono lasciando cenere e fumo. <br /> No. Si spengono nel peggior modo possibile. Con il maggior dolore per chi sopravvive. <br />  <br /><span style="font-weight: bold; text-decoration: underline;">&ldquo;Dunque&hellip; una vita normale. Padre, madre e figlia. Sì, dirò così. Padre, madre e figlia. Famiglia piemontese. Madre. Figlia. La mia bambina. </span><br style="font-weight: bold; text-decoration: underline;" /><span style="font-weight: bold; text-decoration: underline;"> [&hellip;] </span><br style="font-weight: bold; text-decoration: underline;" /><span style="font-weight: bold; text-decoration: underline;"> E&rsquo; stato un incidente. Non so come sia successo. Sono sempre stata una buona madre.&rdquo; </span><br />  <br />  <br /><span style="font-style: italic;"> Niente, più niente al mondo </span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;"> di Massimo Carlotto </span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;"> anno 2004 </span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;"> edizioni e/o</span> </span>]]>
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<![CDATA[Girotondo]]></category>
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<title><![CDATA[Death of a President]]></title><link>
http://www.focolaio.com/index.php/girotondo/11/Death_of_a_President.html
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<![CDATA[<span style="font-style: italic;">Ottobre 2007 Bush si reca a Chicago per affrontare l&rsquo;ennesimo discorso su Iraq, Iran e con l&rsquo;aggiunta del problema nordcoreano. </span>Fuori sale la tensione, i contestatori gridano: <span style="font-weight: bold;">&ldquo;Chicago odia Bush&rdquo;,</span> si oltrepassano le transenne obbligando l&rsquo;auto presidenziale a cambiare percorso. <br />Dopo il discorso succede il fattaccio: <span style="text-decoration: underline; font-style: italic;">un cecchino spara al Presidente che muore il giorno dopo. </span><br />Partono gli arresti, ci si concentra su un colpevole ideale, più che su uno reale. Tutto ciò che è stato fatto dopo l&rsquo;11 settembre per le autorità non è bastato: hanno ucciso il Presidente, bisogna andarci più pesanti con il Patriot act, con i musulmani e i Paesi canaglia. E se ci si trova di fronte a una realtà più scomoda? <br />Meglio allungare i tempi e continuar a far galleggiare quella più comoda. <br />Grossomodo ciò ricostruisce il film, che usa immagini vere del Presidente per rendere il tutto più reale, e racconta una ricostruzione storica inventata come un documento. Non si può dire che manchi di originalità, <br />ma <span style="font-style: italic; font-weight: bold;">l&rsquo;effetto &ldquo;realtà&rdquo; non funziona. </span>Chiunque guarderà il film saprà che sta guardando un racconto di fantasia, narrato come se fosse avvenuto. <br />Questo modo di ricostruire va bene se il documentario ha ragion d&rsquo;essere, altrimenti può risultare noioso. <br /> Se nel film non si facesse morire il presidente probabilmente tutto il resto sarebbe accettato senza troppe difficoltà, non è poi così scandaloso il contenuto come si vuol far pensare. Sicuramente lo scenario potrebbe esser ben più apocalittico se nella realtà fosse ucciso Bush e se il maggior indiziato fosse un siriano. <br /><span style="font-weight: bold; text-decoration: underline;"> Non serve dire che non esiste incitazione, ma è un semplice film sull&rsquo;America di Bush, quella contro di lui (in modo più netto dei democratici), e contro la guerra in Iraq. </span><br /><br /><br /><span style="font-weight: bold;"> Regia: Gabriel Range </span><br style="font-weight: bold;" />   <br style="font-weight: bold;" /><span style="font-weight: bold;">  Anno:  	2006 </span><br style="font-weight: bold;" />   <br style="font-weight: bold;" /><span style="font-weight: bold;">  Cast: Hend Ayoub, Brian Boland, Becky Ann Baker, Robert Mangiardi, Jay Patterson, Jay Whittaker, Michael Reilly Burke, James Urbaniak </span><br style="font-weight: bold;" />   <br style="font-weight: bold;" />   <br /><br />*Testo scritto da Rapu, 2 giorni prima. <br style="font-weight: bold;" /><br style="font-weight: bold;" /><br style="font-weight: bold;" />]]>
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<![CDATA[Girotondo]]></category>
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<title><![CDATA[Metti la mano davanti alla bocca]]></title><link>
http://www.focolaio.com/index.php/girotondo/10/Metti_la_mano_davanti_alla_bocca.html
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<![CDATA[<span class="postbody"> Uno degli ingredienti segreti, ma poi non così tanto, della bevanda con le bollicine più venduta al mondo è la coca. Fin qui nessuna scoperta: la Convenzione Unica degli Stupefacenti stabilisce la possibilità agli Stati di autorizzare l'uso delle foglie di coca per la preparazione di un agente soporifero che non contenga alcaloidi; tale norma permette alla Coca Cola di utilizzare le foglie di coca per vendere il suo sciroppo marrone in tutto il mondo. <br />  <br />Esiste una piccola azienda creata dagli indios del Cauca colombiano che produce tre diversi articoli alimentari utilizzando, come la multinazionale del rutto, foglie di coca. Con lo stesso criterio della Coca Cola, ovvero raffinando la coca ed eliminando gli alcaloidi, produce una bevanda gassata (Coca Sek), biscotti e tè. <br />  <br />La notizia è questa: al gruppo di indios del Cauca i prodotti sono stati sequestrati dal Ministero della protezione sociale della Colombia, dalla Direzione Nazionale degli Stupefacenti e dell'Istituto Nazionale di Vigilanza delle Medicine e degli Alimenti. <br />  <br />Due risultati in un sol colpo: scoraggiamento della sopravvivenza culturale ed economica dei popoli indigeni e protezione degli interessi economici della multinazionale americana. <br />  <br /> La Coca Cola non è cocaina, così come non lo è la Coca Sek. <br /> Però in Colombia la bevanda indios incominciava a fare forte concorrenza alla Coke. Che ci siano state pressioni? <br />  <br /> Ai posteri l'ardua sentenza. <br /> Che, a quanto pare, sarà accompagnata da un fragoroso e aromatico rutto. <br />  <br /> Fonte: <a target="_blank" href="http://www.ossin.org/">www.ossin.org</a> </span>]]>
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<![CDATA[Girotondo]]></category>
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<title><![CDATA[Ciao Gianluca]]></title><link>
http://www.focolaio.com/index.php/riflex/29/Ciao_Gianluca.html
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<![CDATA[Ciao Gianluca, <br />è difficile oggi scriverti senza cadere nel retorico, cosa che anche a te come a noi non sarebbe piaciuta, ma ci proviamo lo stesso... Ti scriviamo ora per ricordare a tutti gli amici e i compagni di focolaio quale persona abbiano perso... <br />C'è chi ti ricorderà per un CD, chi per le tue parole sagge dette in pubblico piuttosto che in privato, chi per la tua allegria nei giorni che abbiamo avuto modo di passare insieme. Ed è la somma di tutti questi ricordi che ci permette di ricorstruire ora - ma la consapevolezza c'è sempre stata e in molti l'hanno dimostrata anche in passato - un quadro d'insieme su quello che hai fatto per tutti noi, in un'atmosfera che, speriamo sia sempre stata di reciproco scambio. <br />Salutiamo te, che rappresentavi l'anima riflessiva e pacata di questo sito, che ti sei sempre fatto carico dei problemi altrui cercando il modo migliore di risolverli, cercando di far da paciere quando ce n'era bisogno e continuando a "lavorare", senza clamori, per la crescita di questo luogo virtuale. <br />Mancherai a tanti, e altrettanti ti ricorderanno... Non è forse il caso di spingersi oltre, lasciandoti con una citazione da "La fine è il mio inizio. Un padre racconta al figlio il grande viaggio della vita" di Tiziano Terzani, autore che hai avuto modo di apprezzare: <span style="font-style: italic;">"E ricordati, io ci sarò. Ci sarò su nell'aria. Allora ogni tanto, se mi vuoi parlare, mettiti da una parte, chiudi gli occhi e cercami. Ci si parla. Ma non nel linguaggio delle parole. Nel silenzio."</span> <br />Un silenzioso saluto,  <br /><br />I compagni e gli amici di Focolaio.]]>
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<![CDATA[Riflex]]></category>
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<title><![CDATA[Io sì, sono diverso]]></title><link>
http://www.focolaio.com/index.php/riflex/28/Io_s%EC_sono_diverso.html
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<![CDATA[Lo stato.<br />Lo <strong>Stato</strong> è quel soggetto (ente sovrano, originario ed indipendente) che comanda anche mediante l'uso della forza armata, della quale detiene il monopolio. (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stato" title="Visualizza il link esterno">fonte wikipedìa</a>).<br />E' sempre più attuale la discussione sui famigerati DICO (Ex PACS) nella quale ritorna sempre più frequentemente il concetto di Stato che stabilisce che la famiglia sia il connubbio strettamente indissolubile Uomo-Donna.<br />Andando con la mente a qualche decennio fa il fascismo predicava che all'interno della famiglia l'uomo dovesse essere il principale padre-padrone e ad esso tutti i componenti rimanenti della famiglia debbano sottostare.<br />Nel 1975 finalmente fu equiparata la posizione tra i coniugi e nell'articolo 29 la famiglia, come società naturale, viene definita come un nucleo di persone che si formerebbe anche se lo stato non ci fosse. Allo stesso tempo però l'articolo 29 esprime che lo Stato debba garantire (in quanto Stato precedentemente definito) i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.<br />E qui mi sorge il primo dubbio; la stessa cosa, lo stesso <span style="font-style: italic;">oggetto</span>, la stessa "famiglia" è società naturale che lo stesso articolo vuole si formi senza un'ente ma data la concezione di tale ente, quest'ultimo è tenuto in quanto tale a garantirne dei diritti e si prende la responsabilità di garantirne i diritti solo se tale "famiglia" è di una certa tipologia.<br />Inolte la dichiarazione dei diritti universali cita: <br />
<h4>Articolo 1</h4>
<p>Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati  di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di  fratellanza.</p>
<h4>Articolo 2</h4>
<p>Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente  Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, <span style="font-weight: bold;">di sesso</span>, di  lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o  sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre  stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del  territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione  fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.<br /></p>
Però è facile osservare che il tempo è passato, e tante cose sono cambiate...l'uomo non è più il padre-padrone, gli Ebrei non vengono più sterminati, la donna può uscire di casa, può lavorare....e perchè <span style="font-weight: bold;">questa famiglia</span> non deve cambiare ?<br />Bhe, perchè c'è <span style="font-weight: bold;">Lei</span>.<br />Lei, Lei...la grande Chiesa. Sì, la scrivo in lettera maiuscola perchè <span style="font-weight: bold;">io</span> ho rispetto delle idee altrui come la Bibbia vuole...eppure il papa no. E questa volta lo scrivo con la lettera minuscola, perchè il santo padre non merita il rispetto di nessun uomo su questa Terra; e non perchè non sia una brava persona...in quanto io non giudico lui, ma semplicemente perchè lui invece giudica me.<br />Il mondo politico si divide, cerca di regalare agli omosessuali un piccolo contentino e quando incalzato dalle domande (vedi trasmissione AnnoZero del 8/3/07) preferisce lasciare la trasmissione ed andar via.<br />Ma allora chi ci ascolta ?<br /><br />L'unica cosa che si può fare, è girarsi intorno e cercare...eppure l'orizzonte è sconfinato, eterno...chi predica la pace non si scaglia contro chi vota per la guerra, chi vota per la guerra perchè si debbano garantire i diritti civili non vuole che vengano garantiti i diritti di due persone che si amano, però vuole che i propri diritti vengano garantiti (vedasi legge che permette numerosi favori ai conviventi dei parlamentari) ... si cerca di raggiungere anche mete lontane chilometri, e lì è tutto <span style="font-weight: bold;">diverso</span>. Lì, è tutto garantito...eppure io vivo quì, nel paese dei froci, dei culatoni, dei ricchioni.<br />Allora consentitemi di dirlo,<br /><span style="font-weight: bold;">io sì, sono diverso</span>.<br /><br /><br />]]>
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<![CDATA[Riflex]]></category>
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<title><![CDATA[Notte prima degli esami oggi]]></title><link>
http://www.focolaio.com/index.php/girotondo/9/Notte_prima_degli_esami_oggi.html
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<![CDATA[<div style="text-align: justify;"><span style="font-style: italic;"> Regia:  Fausto Brizzi </span><br style="font-style: italic;" />  <br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;"> Cast: Nicolas Vaporidis, Franco Interlenghi, Paola Onofri, Giorgio Panariello, Serena Autieri, Carolina Crescentini, Chiara Mastalli, Sarah Maestri </span><br style="font-style: italic;" />  <br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;"> Anno:  2007 </span><br />  <br />Questo film si può commentare con tre parole: <span style="font-weight: bold;">un&rsquo;occasione mancata</span>. Poi dipende da quale occasione veniva perseguita, perché se invece di voler stendere qualche differenza tra i maturandi di fine anni Ottanta e quelli odierni, l&rsquo;occasione di regista e sceneggiatori era quella di sfruttare il successo del primo film allora ci sono riusciti benissimo. Ma <span style="font-style: italic;">&ldquo;Notte prima degli esami oggi&rdquo;</span>, è veramente un film scadente che <span style="font-weight: bold;">nulla ha a che fare con il suo predecessore</span> carico di ironia, fini accenni all&rsquo;attualità di allora e grande capacità degli attori. Quest&rsquo;ultima rimane anche nel secondo episodio per quanto riguarda i giovani protagonisti, non è invece così per quelli più anzianotti. <br /> Passare poi da Faletti a Panariello fa decisamente crollare la qualità di un film. <span style="font-weight: bold;">Un&rsquo;altra carenza è quella di non aver affrontato in nessun modo una riflessione sull&rsquo;esame di maturità, che in questi ultimi anni è stato oggetto di cambiamenti. </span><br /><span style="font-weight: bold;"> Nessun riferimento all&rsquo;Italia di oggi e nemmeno alla situazione internazionale, che non mancavano nel primo film. </span><br style="font-weight: bold;" /> Insomma i &ldquo;messaggi&rdquo; si riducono a questo: i giovani di oggi fanno più sesso di quelli degli anni &rsquo;80, hanno meno senso del pudore, sono più litigiosi ma infondo riescono anche a solidarizzare tra loro (magari non fino al punto riportato dal film) e anche i loro padri e professori sono molto meno seri di un tempo. Tutte cose con le quali si potrebbe anche concordare ma che vengono descritte con scarne gag, che spesso rasentano l&rsquo;umorismo di De Sica (figlio). <br /><span style="font-weight: bold;"> Consiglio: conservare un bel ricordo di <span style="font-style: italic;">&ldquo;Notte prima degli esami&rdquo;</span>, senza necessariamente imbattersi nel suo successore.         </span><br style="font-weight: bold;" /></div>
<span class="postbody"><br /></span>]]>
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<![CDATA[Girotondo]]></category>
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<title><![CDATA[Prodi bus, non si ferma al capolinea!!]]></title><link>
http://www.focolaio.com/index.php/newsweek/30/Prodi_bus_non_si_ferma_al_capolinea.html
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<![CDATA[<div style="text-align: justify;"><span class="postbody">Caduto il Governo? No forse solo un inciampo: una distorsione, storta, ma senza frattura. Quando cadde il primo Governo Prodi la frattura ci fu, con conseguente scissione di Rifondazione e nascita del Pdci. Oggi è accaduto qualcosa di differente, singole persone hanno votato secondo coscienza, da ricordare <span style="font-weight: bold;">senza la questione di fiducia in ballo.</span> </span><br /><span class="postbody">Non si è trovata una sintesi, un compromesso? Forse nemmeno questo e sempre per lo stesso motivo, <span style="font-weight: bold;">la coalizione era unita ma singole personalità hanno dissentito</span>. <span style="font-weight: bold;">Praticamente in questi ultimi giorni non è accaduto nulla, se si tralascia il fatto che è stata bocciata la miglior politica estera che l&rsquo;Italia potesse avere dopo ciò che aveva fatto il Governo Berlusconi. </span>C&rsquo;è sicuramente la questione di Vicenza, che ha portato più instabilità e su cui si può e si deve pretendere qualcosa di meglio, ma il riallineamento all&rsquo;Europa e una posizione di primo piano rivolta alla multilateralità a livello internazionale andava e andrà bene. </span><br /><span class="postbody">Però la crisi c&rsquo;è stata, di conseguenza avrà effetti sul futuro del Governo: chi dice meno radicalismo, chi più riformismo. Poi c&rsquo;è la <span style="font-style: italic;">new entry</span> di Follini, persona autorevole per il centro-sinistra, <span style="font-style: italic; font-weight: bold;">&ldquo;un traditore&rdquo;</span><span style="font-weight: bold;"> per Casini.</span> <span style="font-weight: bold;">Anche qui dovrebbero spiegarci perché se questa parola la usa uno di sinistra è un filo-brigatista, se la usa il leader dell&rsquo;Udc rimane un moderato-cattolico-devoto. Che dovrebbe dire allora la sinistra di De Gregorio? </span></span><br /><span class="postbody"> Semplicemente in politica c&rsquo;è gente che si ritiene determinante, e i numeri, il calcolo <span style="font-style: italic;">&ldquo;politico&rdquo;</span> gli danno ragione. La differenza tra i Senatori <span style="font-style: italic;">&ldquo;ribelli&rdquo;</span> e quelli <span style="font-style: italic;">&ldquo;flessibili&rdquo; </span>è che gli uni dicono di agir per coscienza, gli altri per responsabilità. I primi fanno incazzare un po&rsquo; tutti anche chi, in un certo senso, la pensa come loro, poiché bisogna pur guardare alla differenza tra la politica di piazza e quella istituzionale; i secondi sono alternativamente applauditi dagli schieramenti opposti, e gli viene conferita saggezza. Probabilmente non ne hanno poi molta, ma fanno comodo una volta di qua e l&rsquo;altra di là. </span><br /><span class="postbody"> Il Governo ha comunque superato la prova della fiducia e della maggioranza politica, ma rimangono alcuni punti irrisolti, primi su tutti quelli di politica estera. Non i DICO, che a quanto pare continueranno ugualmente il loro iter parlamentare, poi ci sarà la Tav, per la quale si promette un tavolo per concordare il tutto con gli abitanti della Val di Susa. </span><br /><span class="postbody"><span style="font-weight: bold;"> A cosa ha portato dunque la crisi di questi giorni? A un&rsquo;inutile vetrina istituzionale che non ha mutato nulla né nella formazione del Governo, né nelle parole dei senatori. Poteva andar peggio? Si, potevamo ritrovarci un Governo ufficialmente tecnico, oppure uno di unità nazionale. Oggi il rischio è che quello di Prodi divenga un Governo ufficiosamente tecnico, che si limiti ai 12 punti e che, anche se riuscisse a realizzarli, archivi le 280 pagine di programma dell&rsquo;Unione.</span> Affinché questo non avvenga tutti dovranno prender atto di far parte di una coalizione: dai senatori <span style="font-style: italic;">&ldquo;ribelli&rdquo;</span>, a D&rsquo;Alema e Prodi. Qualcuno dovrà ingoiare qualche rospo, qualcun altro dovrà pur ricordarsi di non esser già nel Partito Democratico dove non ci sarà posto per la parola sinistra e probabilmente nemmeno per le persone che ancora ne rivendicano i principi.</span></div>]]>
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<![CDATA[Newsweek]]></category>
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<title><![CDATA[Mala tempora currunt]]></title><link>
http://www.focolaio.com/index.php/riflex/26/Mala_tempora_currunt.html
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<![CDATA[<span class="postbody"> Medio Evo prossimo venturo... Tempi di fanatismo, crudeltà, irrazionalità e intolleranza, incombono sia ad Occidente che ad Oriente. <br /><span style="font-style: italic;"> Nuove profezie apocalittiche e nuovi timori millenaristici si affacciano all'orizzonte della storia. </span>Qualcuno ha persino indicato e previsto con precisione matematica la data della fine del mondo che, a quanto pare, i Maya (che furono senza dubbio un popolo molto intelligente e progredito, capace di grandi scoperte astronomiche e matematiche) seppero già calcolare e individuare nell'anno 2012. <br />Su Internet stanno letteralmente proliferando i siti e i blog che si occupano esclusivamente, o quasi, di tale argomento. Da più parti si paventa l'affacciarsi di un nuovo, inquietante periodo di barbarie e di oscurantismo, che parrebbe approssimarsi alle porte del nostro futuro. <br />In tal senso, il catastrofismo, specie quello di origine ecologista, trova un terreno assai fertile per crescere e prosperare... e per terrorizzare la gente. <br />  <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">Ma dobbiamo davvero preoccuparci e prepararci ad un futuro apocalittico?  </span><br /> Di certo, affiorano alcuni segnali evidenti che inducono a ragionare e riflettere meglio sulla natura della crisi e sulla decadenza di un mondo imperniato troppo sulle certezze (rivelatesi per quello che in realtà sono, ovvero fragili illusioni) della scienza e del progresso tecnologico, incentrato sui dogmi assolutistici della nuova religione pagana: <span style="font-weight: bold; text-decoration: underline;">il liberismo economico-capitalistico, il consumismo sfrenato di un'economia che ha divorato e dissipato tutte le risorse naturali e ambientali della Terra, depredando popoli ed ecosistemi che per millenni sono rimasti perfettamente integri e vergini... Fino a quando non è comparso l'uomo bianco occidentale! </span><br />  Lo stato di irreversibile putrescenza in cui versa l'odierna <span style="font-style: italic;">società tardo-capitalistica</span> su scala planetaria, è talmente palese da non poter essere negato da nessuno, nemmeno dai fautori più fanatici e incalliti della globalizzazione economica neoliberista. Le classi dominanti non sono più in grado di proporre, imporre e propugnare alcun serio e credibile valore etico-spirituale, nessuna visione o idea di società e di progresso che possa infondere nell'animo delle giovani generazioni una piena fiducia nell'avvenire, tranne l'esaltazione acritica del presente, eccetto l'offerta continua e crescente, ma destinata fatalmente ad esaurirsi, di valori e beni effimeri per antonomasia, legati al consumismo puramente materiale, all'usa & getta, per cui esse (le classi dirigenti) sono soltanto lo specchio più grottesco e patetico del declino e della decomposizione sociale. <br />  La realtà mostra in modo incontrovertibile che l'attuale modello di sviluppo capitalistico-borghese imposto per secoli dall'occidente con la violenza delle armi, del ricatto alimentare, della propaganda mediatica, ecc., attraversa una fase di profonda <span style="font-weight: bold;">crisi strutturale e ideologica</span>, per cui non riesce più a convincere, essendo incapace di sedurre ed attrarre la gente che abita sul nostro pianeta, in modo particolare i giovani e i popoli del Sud del mondo. Basti pensare a quanto sta accadendo negli ultimi anni in un vasto continente come l'America Latina, scosso e rinvigorito da forti spinte rivoluzionarie anticapitaliste ed antimperialiste. Si pensi a quanto accade altrove, in Africa, in Medio Oriente, nell'Estremo Oriente, in Nepal... <br />  Ma cosa potrebbe fare ciascuno di noi? Non so gli altri, ma per quanto mi riguarda nutro alcune convinzioni e alcune speranze. Io sono un insegnante. Forse nel mio ambito specifico di competenza, potrei contribuire a promuovere e sollecitare una presa di coscienza critica da parte dei giovani? Non inseguo certo l'assurda pretesa, che sarebbe semplicemente ingenua e velleitaria, di cambiare il mondo con la mia professione quotidiana, anzi. Tuttavia, qualcosa si potrebbe cominciare a fare, anzitutto nelle scuole. Ecco un esempio concreto e praticabile. <br />  <span style="font-weight: bold;">Detto con molta franchezza, auspico che un bel giorno, anche nelle scuole pubbliche italiane si approdi finalmente all'adozione di un autentico e necessario spirito laicista, ovvero ad un approccio di tipo relativistico e interculturalistico nell'interazione dialettica tra docenti e discenti, vale a dire nel processo didattico-educativo che dovrebbe costituire il rapporto centrale e privilegiato all'interno delle dinamiche socio-relazionali esistenti nella scuola</span>, sebbene prevalgano sempre più altri interessi e altre mansioni professionali, dunque altri momenti relazionali. Come, ad esempio, gli incarichi legati all'esecuzione delle cosiddette "attività aggiuntive", delle "funzioni strumentali", dei "progetti di arricchimento" (ma arricchimento per chi?). Tutti elementi e ruoli organizzativi che, nell'attuale stato, assolutamente osceno ed obbrobrioso, degli stipendi retribuiti agli insegnanti italiani (i più miserabili d'Europa), emanano inevitabilmente un subdolo fascino seduttivo derivante dal profumo-fetore dei fondi economici aggiuntivi, che attraggono i docenti distraendoli dal loro compito primario, ossia la crescita e l'educazione delle giovani generazioni. <span style="font-style: italic; text-decoration: underline;">Questo spirito di apertura, di tolleranza e di liberalismo etico-spirituale e civile, rappresenta una preziosa linfa vitale, una forma mentis estremamente importante e proficua per la formazione culturale e per la piena emancipazione intellettuale e morale della personalità umana. </span><br />  Un simile progetto educativo sarebbe certamente attuabile mediante l'introduzione nel curricolo formativo di una disciplina ben precisa, incentrata sull'insegnamento storico e antropologico-culturale delle principali confessioni religiose presenti nel mondo, mediante le quali sarebbe possibile far conoscere e studiare adeguatamente le altre culture e gli altri popoli della Terra. <br />E non, invece, quella noiosissima "pizza" che viene imposta ed inculcata ai nostri allievi, assai più simile ad un insegnamento confessionale e neocatechistico affidato a figure pseudo-specialistiche nominate direttamente dalle curie vescovili (un fatto gravissimo e vergognoso!) all'interno di un contesto pubblico nazionale che dovrebbe avere il segno della laicità, ossia un'impronta di totale autonomia da qualsiasi forma di controllo, di intrusione e di ingerenza esercitata da parte delle gerarchie vaticane nella sfera delle istituzioni statali, quindi anche nella vita delle scuole statali. <br />  Sono convinto che questa sia l'interpretazione più corretta e più accettabile dell'Umanesimo laico, che formerebbe la spina dorsale della cultura e della storia della cosiddetta "civiltà occidentale", se davvero esistesse ancora (e se davvero è mai esistita) una "civiltà occidentale", la cui storia è comunemente (ed erroneamente) concepita come una linea di crescente progresso che prende l'avvio dalla filosofia e dalla civiltà greco-romana classica e giunge sino ad oggi, attraversando in modo particolare i due momenti storici che hanno segnato e generato una rivoluzione culturale della società: la rivoluzione culturale umanistico-rinascimentale del 1400-1500 e la rivoluzione culturale illuministica realizzatasi nel XVIII secolo. <br />  Questa visione è esattamente quella di uno sviluppo idealistico-spiritualistico che in realtà cela una grave distorsione e mistificazione storica, mentre sottindende e tradisce un altro tipo di sviluppo e di espansione, di ordine economico-materiale e colonialista, compiuto da parte del mondo cosiddetto "occidentale", una spinta storico-politica di orientamento profondamente eurocentrico e cristianocentrico. Mi riferisco al processo di affermazione e di espansione violenta ed imperialistica delle principali culture e potenze europee nel corso della storia universale. <br />  Si pensi alla Grecia ellenistica di Alessandro Magno e alla Roma imperiale, nell'antichità classica; si pensi ai regni romano-barbarici nell'Alto Medioevo, da cui sono successivamente scaturiti i primi stati nazionali europei, la Francia, l'Inghilterra, la Spagna e il Portogallo, nell'epoca moderna, imitati più tardi dall'Olanda, dalla Russia, dall'Austria e dalla Prussia, che hanno figurato e partecipato con le altre potenze all'opera di spartizione economico-territoriale dell'Europa e del mondo durante il 1600 e il 1700, fino alla nascita e alla costituzione della Germania e dell'Italia nel XIX secolo, che è stato il secolo d'oro del colonialismo europeo, in modo particolare dell'imperialismo britannico, e via discorrendo, fino a giungere alle forme più contemporanee di imperialismo e colonialismo e alle tragiche esperienze del totalitarismo nazi-fascista del XX secolo. <br />  Mi riferisco altresì a quello stato federale-imperiale che rappresenta oggi il diretto discendente dello strapotere economico-imperialistico europeo, vale a dire gli Stati Uniti d'America, la cui giovane storia è contrassegnata da orrendi misfatti e crimini perpetrati contro l'umanità, a cominciare da quello che costituisce il genocidio più efferato e più dimenticato della storia: l'eccidio di massa operato a scapito dei pellerossa. Senza voler ignorare o sminuire le atroci brutalità, le scelleratezze e gli infami delitti consumati a danno dei popoli dell'Africa (quando l'America bianca necessitò di forza-lavoro a bassissimo costo ebbe inizio la più spaventosa tratta di schiavi che la storia ricordi) e, successvamente, a danno degli Afroamericani, nonché degli altri popoli oppressi e sfruttati dai bianchi nordamericani e dalle società bianche occidentali. <br />  <span style="font-style: italic; font-weight: bold;">Per tali ragioni, il razzismo è insito e istituzionalizzato nella storia, nella cultura e nella società dei bianchi occidentali.</span><span style="font-weight: bold;"> </span><span style="font-style: italic;"><span style="font-weight: bold;">In tal senso, il razzismo non è solo e non è tanto un comportamento individuale, quanto soprattutto un fenomeno sociale e istituzionale, che appartiene intimamente alla storia e alla cultura del mondo bianco occidentale.</span> </span>Una storia che è in sintesi un percorso di violenze, di crimini, di raggiri, di ruberie, di mistificazioni, poste in essere contro il resto dell'umanità. Finché la nostra società si ostinerà ad ignorare il razzismo istituzionalizzato in essa latente, le tragiche colpe dell'occidente non saranno giammai definitivamente espiate, né svaniranno i sensi di colpa che turbano la coscienza sporca dell'occidente. Ma è pur vero che il rifiuto o la rinuncia a fare qualcosa di concreto e significativo contro il razzismo istituzionalizzato presente nella nostra società, si spiega e si comprende chiaramente col fatto che la società bianca occidentale trae il suo benessere e la sua opulenza economica proprio dall'esistenza del razzismo stesso, che serve a legittimare e giustificare lo sfruttamento materiale dei popoli del Terzo Mondo. Senza questo razzismo istituzionalizzato e questo sfruttamento economico, la società bianca occidentale scomparirebbe. <br />  Con questo articolo mi piacerebbe lanciare una proposta: così come avviene ogni anno per richiamare l'olocausto compiuto dal regime nazista (non solo a danno del popolo ebreo, ma anche contro zingari, slavi, omosessuali, portatori di handicap, comunisti, anarchici e dissidenti vari) si potrebbe fissare, simbolicamente, un "giorno della memoria" riservato al genocidio perpetrato dagli U.S.A., ossia un'intera giornata del calendario da dedicare alle rievocazioni, ai dibattiti e alle riflessioni su ciò che è stata un'operazione di estinzione cruenta e sanguinosa del glorioso popolo dei nativi nordamericani, ferocemente massacrati, stuprati e cancellati dall'esercito yankee, sia fisicamente che culturalmente, in seguito alle cosiddette "guerre indiane" combattute nella seconda metà del XIX secolo. <br />  Come spesso è accaduto in passato (si pensi a Roma nei confronti di Cartagine) i vincitori scrivono, o meglio, riscrivono la storia, falsificandola e rettificandola a proprio vantaggio. Così si è verificato nel caso dei pellerossa del Nord America, la cui storia è stata raccontata, descritta e divulgata attraverso il cinema western, che ha celebrato ed esaltato come "epica" la progressiva conquista del West, ossia degli sterminati territori occidentali del continente nordamericano, sottratti con la forza delle armi e con mille trucchi ed inganni ai legittimi abitanti indigeni, le tribù dei pellerossa (appunto), da parte dei pionieri, dei colonizzatori e dei soldati bianchi, mistificando e alterando la verità storica. <br />  L'occidente bianco è sempre stato sconvolto e turbato dall'idea della violenza, quando ad usarla sono gli altri, ossia i pellerossa, i Cinesi, i Cubani, i Vietnamiti, i negri, gli Arabi, gli islamici, e via discorrendo. Ma le violenze e le atrocità delittuose dei bianchi occidentali, dove le mettiamo? Il punto è questo: chi detiene il potere detta legge e decide chi sono i "buoni" e chi sono i "cattivi". E' sempre stato così, sin dai tempi più antichi. I Romani erano abili ed esperti maestri in questo campo, come ci insegnano Giulio Cesare e gli altri storici e conquistatori latini. <br />  <span style="font-style: italic;">L'ignobile violenza della guerre, delle stragi, delle rapine, dei falsi trattati di pace, eccetera, è sempre stata dissimulata e camuffata sotto vesti ipocrite e posticce, sbandierando di volta in volta nobili principi ideali e morali assolutamente inesistenti, quali ad esempio i valori della "fede religiosa"</span> (si pensi soprattutto all'epoca delle Crociate in Palestina), <span style="font-weight: bold;">della "civiltà" e del "progresso" </span>(si pensi alle conquiste coloniali nel Nuovo Mondo, ovvero nelle Americhe, in Africa, in Asia), <span style="font-weight: bold;">oppure della "libertà" e della "democrazia" in tempi per noi più recenti e più noti. </span><br /><span style="font-weight: bold; text-decoration: underline;"> Ogni riferimento alla guerra in Iraq, o alle altre guerre attualmente in corso nel mondo, è puramente casuale... amen!</span> <br />  </span>]]>
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<![CDATA[Riflex]]></category>
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<title><![CDATA[Sai che ti DICO?]]></title><link>
http://www.focolaio.com/index.php/newsweek/29/Sai_che_ti_DICO.html
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<![CDATA[<div style="text-align: justify;"><span class="postbody"> Affermare che il Governo e la maggioranza hanno sciolto una questione interna cruciale è dir troppo, se ci limitiamo a dire che <span style="font-weight: bold;">per lo meno la hanno affrontata</span>, senza scartarla o peggio dandola vinta a chi ideologicamente vorrebbe far permanere, se non un vuoto, un&rsquo;ambiguità legislativa, siamo sicuramente più obbiettivi. </span><br /><span class="postbody">Come prima cosa è dovuta avvenire una sostituzione di acronimo, <span style="font-weight: bold;">da PACS a DICO</span>, anche le parole in etica contano, e se in Italia anche tramite queste non si ammorbidisce una legge si rimane fermi immobili. Ciò che fa accettare anche ai cattolici della maggioranza, Udeur escluso, una legge sulle coppie di fatto, è sostanzialmente <span style="font-weight: bold;">l&rsquo;estensione anche a chi non è tale.</span> Di conseguenza due parenti, amici, amiche che coabitano potranno ufficializzare il tutto, ottenendo gli stessi diritti e doveri di una coppia unita dall&rsquo;amore. </span><br /><span class="postbody"><span style="font-weight: bold;"> Caro Governo sai che ti DICO? Questa legge mette insieme un po&rsquo; troppe cose, talune delle quali rimangono ancora sospese, come ad esempio la reversibilità della pensione, che sarà affrontata solo con la nuova riforma della previdenza </span>(a proposito non è che così anche chi non voleva, per ora, toccare la questione adesso dovrà farlo?), potrà magari essere migliorata (se non peggiorata) in Parlamento,inserendo qualche differenza tra coppie, e chi già è legato da vincoli parentali. Ma per lo meno un passetto avanti lo si è fatto, non si è lasciato perdere, non si sono rinviati i tempi. </span><br /><span class="postbody"> Sarà ora l&rsquo;iter parlamentare e l&rsquo;opposizione, composta pure da Mastella, a ostruire il passo. Ma è vero che ci sono differenze pure li. C&rsquo;è chi invoca alla tanto declamata libertà di coscienza, e chi come l&rsquo;ex Presidente del Senato, Pera, raccomanda di non appellarsi ad essa come partito. Perché questa legge è solo un effetto del laicismo diffuso, presente in tutta Europa, e che &ndash; continua Pera - è un pericolo perché potrebbe da una parte far guadagnare strada all&rsquo;Islam, e dall&rsquo;altra portare l&rsquo;Europa su un terreno &ldquo;minato&rdquo; come quello spagnolo e olandese. </span><br /><span class="postbody"> Ora si sa che l&rsquo;On. Pera ha molta paura, ad esempio da Presidente del Senato aveva messo in guardia dal <span style="font-style: italic;">&ldquo;pericolo del meticciato&rdquo;</span>, oggi dal laicismo che fa avanzare l&rsquo;Islam. Ma se è laicismo perché dovrebbe favorire un&rsquo;altra religione? </span><br /><span class="postbody" style="font-weight: bold;">Caro Pera sa che le DICO? Le paure (specialmente queste) non aiutano certo a creare un clima favorevole né all&rsquo;incontro con l&rsquo;Islam (che evidentemente lei non cerca), né alla laicità dello Stato e dell&rsquo;Europa, e nemmeno a quello spirito cristiano che dovrebbe esser in grado di camminare con le proprie gambe, senza bisogno di dogmi e precetti. </span><br /><span class="postbody">Ci aspetta dunque ora un voto che, tra osservanti radicali, riformisti e meno, e invocatori di paure, da Pera a Calderoni, mostrerà il volto ancora vecchio ed arretrato dell&rsquo;Italia.</span><br /><span class="postbody">Dall'altra parte è iniziata un'offensiva clericale che non si limiterà a esternazioni estemporanee, ha promesso Ruini, come se l'Italia dovesse rimanere una colonia vaticana. Certo la Chiesa può dare indicazioni ai suoi fedeli, e stabilire regole al suo interno. Ma come noi non ci sogniamo di chiedere alla Chiesa che i preti si possano sposare, Benedetto XVI e i suoi più stretti collaboratori dovrebbero mantenere l'equilibrio senza pretendere di entrare in Parlamento, proprio come la politica non entra in conclave. Amen.</span><span class="postbody"></span></div>]]>
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<![CDATA[Newsweek]]></category>
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<title><![CDATA[Siamo onesti sugli ultras]]></title><link>
http://www.focolaio.com/index.php/newsweek/28/Siamo_onesti_sugli_ultras.html
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<![CDATA[<div style="text-align: justify;">
<div style="text-align: left;"><span class="postbody"><font size="2"><span style="font-weight: bold; text-decoration: underline;">Dedicato a Sergio Ercolano e a chi ha avuto la sua sorte</span></font></span><br /><span class="postbody"></span><br /></div>
<span class="postbody"></span>  </div>
<p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"><span style="font-weight: bold;" class="postbody"><br /></span></p>
<p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"><span style="font-weight: bold;" class="postbody"><br /></span></p>
<p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"><span style="font-weight: bold;" class="postbody"><br /></span></p>
<p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"><span style="font-weight: bold;" class="postbody"><br /></span></p>
<p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"><span style="font-weight: bold;" class="postbody"><br /></span></p>
<p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"><span style="font-weight: bold;" class="postbody"><br /></span></p>
<p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"><span style="font-weight: bold;" class="postbody">Io vorrei semplicemente che dopo i fatti di Catania ci fosse onestà. Vorrei che mi si spiegasse qual è l'obiettivo dei provvedimenti che con molta probabilità verranno presi dopo Catania. Se c'è solo l'obiettivo - quello c'è sicuramente, visto che conviene a tutti - di debellare la violenza negli stadi, o se c'è qualche altro obiettivo. </span><br /> <span class="postbody">Mi spiego. Se si vorrà effettivamente fare in modo di evitare l'assurdità di ritrovarci dei morti (ma anche solo dei feriti) per una partita, occorrerà prendere tutta una serie di provvedimenti. Occorrerà innanzitutto <span style="font-weight: bold;">applicare le leggi già esistenti.</span> Perché ci sono. Perché è prevista la galera per i reati da stadio esattamente come fossero reati comuni. Perché è prevista la diffida: chi si comporta malamente allo stadio non ci entra. Perché sono previste altre norme che contengono, in qualche maniera, gli eccessi di quelle tifoserie che innanzitutto menano le mani e poi tifano: dai biglietti nominativi alla perquisizione dei tifosi all'entrata. Il problema è: <span style="font-weight: bold;">queste leggi sono applicate? Lo sono con un sistema giudiziario come il nostro che non ha soldi né infrastrutture per tirare avanti e far rispettare la legge ai criminali? E poi: siamo sicuri che la polizia italiana sia del tutto inerme di fronte a certe frange?</span> Il prototipo delle tifoserie violente, il cui primo obiettivo era fare a mazzate, erano le Brigate Gialloblù, tifosi dell'Hellas Verona. Il loro era lo stadio più pericoloso d'Europa. Adesso è da anni che non si sente di incidenti gravi a Verona. Il motivo? Nel frattempo la polizia aveva fatto un lavoro impeccabile. Aveva fatto in modo che i capi di quella tifoseria non andassero più allo stadio. Ed era riuscita a ottenere un compromesso con quelli rimasti: noi vi lasciamo tifare tranquilli, fate tutte le coreografie che volete, tutte le trasferte che volete, in cambio non vogliamo incidenti. Ne parlò, tempo fa, il Guerin Sportivo, ancora lui. </span><br /> <span class="postbody">Insomma, se l'obiettivo è solo quello di eliminare la violenza, si potrebbe fare moltissimo già allo stato attuale, senza bisogno di leggi speciali. E senza bisogno di importare in toto il tanto celebrato <span style="font-style: italic;">"modello inglese"</span>. <span style="font-weight: bold;">Vero, certe norme presenti in Inghilterra sarebbero da applicare immediatamente in Italia. Ad esempio quella che affida la sicurezza degli stadi non alla polizia di Stato ma al personale privato: ha ragione Amato, mandare 1.500 guardie per una partita di pallone non ha senso. Specie in una città come Catania dove le guardie servono, eccome. Ma anche quella norma che impedisce - spesso capita - gli eccessi degli <span style="font-style: italic;">"ultras in divisa"</span>: in Inghilterra il personale addetto alla sicurezza è identificabile e può essere denunciato chi commette eventuali abusi. Si avrà mai il coraggio di fare lo stesso in Italia? </span></span><br /> <br /> <span class="postbody">Ma se l'obiettivo non è solo quello di eliminare la violenza, se c'è qualcosa d'altro, allora non ci si limiterà ad applicare un po' meglio le leggi già esistenti, a mandare veramente in galera chi se lo merita, a sequestrare i coltelli all'entrata nello stadio (e non solo i tappi delle bottiglie). Si importerà completamente il <span style="font-style: italic;">"modello inglese"</span>. Che contiene molte norme ottime per dare il colpo di grazia alla violenza da stadio, ma anche molte norme che, invece, non servono proprio a eliminare la violenza. </span><br /> <span class="postbody"><span style="font-weight: bold;">Già. Perché impedire di portare striscioni e bandiere in uno stadio non è necessario per evitare la violenza. Perché sciogliere i gruppi del tifo organizzato, che comunque garantiscono un tifo compatto, organizzato appunto, capace di creare il migliore sostegno possibile alla squadra di casa, non è necessario per evitare la violenza. Perché impedire ai tifosi della squadra ospite di seguire la propria squadra in trasferta non è necessario per impedire la violenza. Si può impedire la violenza senza necessariamente trasformare lo stadio in una chiesa. Senza distruggere l'unica cosa che ancora rende sano il calcio italiano</span>. Già, sano, perché quei giornalisti che vogliono <span style="font-style: italic;">"eliminare il tifo"</span> e <span style="font-style: italic;">"fare come in Inghilterra"</span> sono gli stessi che sottolineano lo spettacolo delle coreografie di Roma o del tifo di Napoli. In Inghilterra, quegli spettacoli ve li sognate. </span><br /> <span class="postbody"><span style="font-weight: bold;">Quei provvedimenti non servono a impedire la violenza. Servono invece a tutti quelli che vogliono eliminare non la parte peggiore del tifo organizzato, ma il tifo organizzato e basta. Perché il tifo organizzato è il veicolo migliore della passione popolare. E la passione popolare è l'ultimo ostacolo sulla strada della trasformazione dell'industria dello sport nella redditizia ma fasulla industria dell'intrattenimento.</span> Lo sport,signori e signore, non è intrattenimento. Se lo fosse dovremmo esultare per un gol di Ronaldo come per un acuto di Pavarotti: ma se Ronaldo il gol lo fa alla nostra squadra, non esultiamo proprio per niente. Siamo onesti, una volta tanto. </span><br /> <span style="font-weight: bold;" class="postbody">Non vogliamo stadi che siano teatri di guerra. E'chiaro. Ma nemmeno teatri dell'opera. Perché il calcio è un'altra cosa sia rispetto alla guerra sia rispetto all'opera lirica. </span><br /> <span style="font-weight: bold;" class="postbody">Se l'obiettivo sarà quello di applicare (e magari aggravare) le pene già esistenti, saremo d'accordo. Se l'obiettivo sarà quello di evitare di togliere uomini e forze alla polizia, che ne ha bisogno, per una partita di pallone, saremo d'accordo. Perché fermare la violenza, specie allo stadio, è anche il nostro obiettivo. </span><br style="font-weight: bold;" /> <span class="postbody"><span style="font-weight: bold;">Se l'obiettivo sarà invece quello di trasformare gli stadi italiani negli stadi inglesi, aumentando i prezzi dei biglietti, riducendo di molto la capienza riservando l'ingresso ai soli abbonati, smantellando i settori ospiti e impedendo la presenza del tifo organizzato, non saremo d'accordo.</span> <span style="font-weight: bold;">Perché sacrificare interamente il calcio - che fa parte della nostra cultura - alla logica dell'affarismo non è il nostro obiettivo. </span></span><br /> <span class="postbody">Sappiate infatti che certi provvedimenti serviranno a garantire incassi sicuri alle società, a garantire incassi alle televisioni a pagamento (se gli stadi potranno contenere meno spettatori, la gente non andrà più allo stadio e si comprerà il suo bravo decoder), a trasformare il calcio in uno spettacolo non diverso dal <em>wrestling</em>, ma non certo a facilitare la vita a chi vuole andare allo stadio per piacere e non per sete di sangue. In Inghilterra la violenza è stata fermata anche perché è stato aumentato il prezzo dei biglietti e i tifosi più violenti, che in genere appartenevano alle classi più povere, non ebbero più la possibilità di entrare allo stadio. Ma chi ci ha rimesso è stato il tifoso per bene la cui unica colpa era di appartenere alla stessa classe sociale dei violenti. <span style="font-weight: bold;">Pensateci. Un Paese civile cerca di mettere d'accordo tutte le esigenze. E'difficile. Ma questa è la politica. </span></span><br /> <br /> <span style="font-weight: bold;" class="postbody">P.S. Pare che verranno tenuti a porte chiuse gli stadi non a norma, finché non saranno messi a posto; che saranno previste pene più severe; che non sarà impedita la trasferta organizzata né sciolti i gruppi ultras ma ci si limiterà a non inviare più biglietti nelle città delle squadre ospiti. Sono provvedimenti dolorosi ma costituiscono, tutto sommato, un accettabile compromesso. </span><br style="font-weight: bold;" /> <!--[if !supportLineBreakNewLine]--><br style="font-weight: bold;" /> <!--[endif]--></p>
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<p style="font-weight: bold; text-align: justify;" class="MsoNormal"><span class="postbody">P.S.2 Letti commenti che paragonano il povero Carlo Giuliani ai criminali da stadio. Lette scritte che vedono nell'assassinio del povero Raciti (condoglianze ai suoi cari) la vendetta per la morte di Carlo Giuliani. Sono momenti in cui vorrei essere Giuliano Giuliani e dire pubblicamente:e piantatela una buona volta,porco giuda.</span></p>]]>
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<![CDATA[Newsweek]]></category>
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<title><![CDATA[Cari compagni]]></title><link>
http://www.focolaio.com/index.php/riflex/25/Cari_compagni.html
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<![CDATA[<div style="text-align: justify;">Io mi ritengo un compagno (seppure atipico, è vero) assai controverso, irrazionale e razionale fino in fondo, irriverente e dissacrante (soprattutto verso gli abusi del potere), anarchico e comunista, molto esigente e in un certo senso individualista, intransigente, stizzoso e irascibile, sempre ostile di fronte ai torti e ai soprusi commessi a danno dei soggetti più deboli e indifesi della società, da parte di chi detiene le leve del comando e lo gestisce molto male. <br /> Senza dubbio posso definirmi corretto, leale, schietto, perfino buono d'animo, ma nient'affatto buonista, né bigotto, probabilmente "maledetto" ed inviso ai tanti bacchettoni in circolazione. <br /> A modo mio sono sempre stato coerente, sebbene si tratti di una coerenza difficile da riconoscere e da accettare, in un certo senso indecifrabile, interiore e introversa. <br /> Non sono, né mai sono stato, un moralista, un falso predicatore, un millantatore, un impostore, uno che predica bene e razzola male. Probabilmente sono uno che predica male, se non malissimo, e razzola molto peggio! <br /> Al contrario, ho sempre detestato e disprezzato i farisei, i perbenisti, i baciapile d'ogni dove e d'ogni tempo, di ieri, oggi e domani, anche e soprattutto gli ipocriti e i benpensanti che s'annidano, numerosi, nelle schiere, ordinate e disciplinate, dei vostri partiti e delle vostre organizzazioni, sempre più somiglianti agli altari, ai sacrari, ai santuari incensati e glorificati in cui si mescolano il sacro e il profano, il dogma e la rivoluzione, l'ortodossia e l'eresia. <br /><span style="font-weight: bold;"> Emarginandomi dal vostro partito-chiesa pensavate di avermi tacitato per sempre?  </span><br /> Invece vi eravate clamorosamente sbagliati, come al solito. In realtà, è il sottoscritto che ha deciso alcuni anni or sono di fuoriuscire dalla vostra congrega clerico-settaria e pseudo-rivoluzionaria, verticistica e neodemocristiana, che ingabbia e imprigiona le menti più libere e brillanti, le coscienze più oneste e sincere, più giuste e leali. <br /> Ed eccomi ancora qui, autonomo e cosciente, sempre pronto a rompere le scatole e a disturbare la macchina del potere, in qualunque forma esso si manifesti per ingerire nell'esistenza delle singole persone, per dettare e imporre le sue ingiuste leggi e i suoi precetti canonici che i potenti sono i primi a violare, per sancire arbitrariamente ciò che è bene e ciò che è male, per violentare e deturpare la verità e la natura dell'uomo. <br /> Mi preme soffermarmi in modo particolare su una questione fondamentale.  <br /><span style="font-weight: bold;"> Perché uno come me dovrebbe occuparsi di politica, nel senso di iscriversi e militare più o meno attivamente in un partito politico (qualunque esso sia), magari nel vostro partito, il cui scopo precipuo sembra essere la conquista di un crescente livello di potere, ovvero di un crescente numero di voti e di consensi, di tessere e di poltrone, di cariche istituzionali? </span><br /> Francamente, questo modo di far politica, benché camuffato sotto le vesti posticce di movimenti di lotta, di battaglie e vertenze territoriali, guidate in maniera strumentale e fraudolenta, proprio non mi attrae e non mi interessa. <br /> Purtroppo, questa è la prassi dominante e più seducente, specie nelle nostre zone, da sempre controllate da un sistema di potere clientelare e trasformistico, dall'epoca della dinastia borbonica all'avvento della monarchia sabauda, dal regime fascista a quello democristiano. <br /> Ebbene, tale potere mi ha sempre atterrito e nauseato, sin dai tempi in cui da noi spadroneggiava e imperversava la vecchia Dc, i cui emuli-servi sono tuttora in auge, sempre devoti, deferenti e ossequiosi ai comandi dell' "uomo del monte", ma sempre pronti a issarsi sul carro dei nuovi vincitori, allorquando il vecchio potere pare destinato a tramontare. <br /><span style="font-weight: bold;"> Ancor meno questa politica mi può coinvolgere e adescare oggi, in un partito "sfigato" come il vostro, costretto ad accontentarsi delle minuzzole e degli avanzi concessi dai "soci" più famelici e voraci, essendo adusi a dividersi e a fagocitare le fette più grosse. </span><br /> Per fortuna nella vita esistono altre nobili, preziose e gratificanti attività, del corpo e dello spirito, a cui è possibile dedicare e consacrare il proprio tempo. <br /> La rivoluzione, il progresso e l'emancipazione del genere umano, pretendono ben altro, esigono verità e dubbi permanenti, idee nuove, ma soprattutto il coraggio di esporle e propugnarle fino in fondo, senza arrestarsi e accontentarsi di una poltrona, ancorché comoda e allettante. <br />  <br /><span style="font-weight: bold;">P.S.: mi riferisco e mi rivolgo esplicitamente ai quadri dirigenti del P.R.C., che hanno lasciato alla deriva (anzitutto ideologica e politica) il partito, ma soprattutto i milioni di militanti e i tanti circoli territoriali della base, che non hanno più un'identità culturale ben precisa, non sanno più come definirsi e non hanno più termini e valori di riferimento teorici, e quindi pratico-politici, a cui aggrapparsi e richiamarsi. Insomma, la domanda capitale che in tanti si pongono è la seguente: cosa è diventata Rifondazione comunista? Un'organizzazione comunista e antifascista, o semplicemente un movimento pacifista, non violento, nel senso ghandiano del termine? O nemmeno questo? Forse, il P.R.C. si è trasformato, o si sta trasformando in un partito democratico-borghese, radical, riformista?...</span></div>]]>
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<![CDATA[Riflex]]></category>
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<title><![CDATA[Basi missionarie]]></title><link>
http://www.focolaio.com/index.php/newsweek/27/Basi_missionarie.html
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<![CDATA[<div style="text-align: justify;"><span class="postbody"><span style="font-weight: bold;"> Permettere arbitrariamente di ampliare una base oppure no? Continuare a ri-finanziare una missione oppure non farlo? </span></span><br /><span class="postbody"> Quando i Presidenti del Consiglio italiani vanno in Bulgaria bisogna tenersi forte, seppur Prodi ironizzando ha affermato di non portar con se alcun editto, ha egualmente creato scompiglio dando il via libera all&rsquo;ampliamento della base Usa di Vicenza. La sua giustificazione risiede nell&rsquo;asserire che si tratta di un impegno preso dall&rsquo;Italia, anche se dal precedente Governo, e gli impegni vanno rispettati quando si governa. Insomma una presa di posizione da statista, che al contempo spazza via le accuse di antiamericanismo sulle quali nei giorni prec